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contributo inviato da marco resistenza il 26 ottobre 2008
Argomento di attualità. Si sostiene che nel caso una banca fallisse gli italiani non perderebbero nulla. Non è ovviamente così. Prima di tutto diciamo che esiste un fondo di garanzia. Purtroppo questo fondo può garantire i correntisti di una banca di piccole-medie dimensioni. Assolutamente non nel caso di un gruppo come Unicredit o Intesa-San Paolo. I fondi non sono sufficienti.
Seconda inesattezza, o menzogna se vogliamo essere più maliziosi. Il fondo di garanzia tutela i depositi, ma i risparmi degli italiani non sono tutti sui conti correnti. Sono investiti in varie forme. Vediamo quali sono a rischio:
I pronti contro termine (PCT) che molte banche fanno comprare ai propri correntisti sono invece un credito verso l'istituto bancario. In caso di fallimento la cifra è persa e non si ha alcuna garanzia
Le obbligazioni della banca: anche le obbligazioni bancarie sono un prestito che il risparmiatore fa alla banca e anche in questo caso la cifra viene persa (o meglio si diventa creditori in sede di fallimento e si può tentare di ottenerne una parte di quanto versato, impresa tutt'altro che facile)
Le azioni della banca: chi ha azioni di una banca non è creditore ma socio perciò in caso di fallimento si perde l'intera cifra investita.
Queste strumenti finanziari sono poi inseriti nei fondi di investimento che i risparmiatori hanno sottoscritto e perciò in caso di fallimento si perderà la quota che il fondo ha investito in questi strumenti.

E' facile capire come le dichiarazioni sull'assoluta sicurezza dei risparmi siano tutt'altro che veritiere.
TAG:  ECONOMIA  BANCHE  AZIONI  OBBLIGAZIONI  PCT 

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