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contributo inviato da Mercurio D il 24 ottobre 2008

È pericoloso vivere nel mondo non a causa di chi fa del male, ma a causa di chi guarda…
e lascia fare. (Albert Einstein)

 

Davanti allo smantellamento sistematico delle legittimazioni democratiche e delle tutele sociali, non è lecito restare fermi a commentare, aver paura di essere forti nel giudicare o continuare a guardare pensando che quel che succede sia solo diverso dalle proprie concezioni, ma che comunque sia tutto “normale”.

Non c’è alcuna ipotetica buona motivazione che possa giustificare l’annientamento della dignità sociale di un cittadino, quando gli viene negato persino un peso specifico nelle decisioni politiche, annullando il suo diritto di essere rappresentato e salvaguardato da un sistema democratico nel poter dire anche “No, non sono d’accordo, parliamone”.

Questi sono tempi nei quali decisioni politiche, unilaterali perché blindate ad ogni confronto, piovono nelle nostre vite in modo violento, non seguono i percorsi tracciati dai padri costituenti del nostro Paese, i binari di una nazione democratica e per questo civile.

Ogni atto viene compiuto, ogni affare viene permesso, ogni finanziamento pubblico trova forza per essere elargito, solo quando i beneficiari sono finanzieri (nonché finanziatori…) che intendono sempre più speculare, oppure sono banche private già rimpinguate da noi “semplici” cittadini, che subiamo per bisogno infimi tassi a credito ed elevati tassi a debito.

Noi comuni cittadini siamo solo occasione di guadagno (o di risparmio se iscritti nel libro paga statale) per le casse dello Stato che, altrimenti, non potrebbero elargire, a piene mani, ricchezza e agi a chi già ne ha troppi, dalla classe manageriale a quella politica (classi troppo spesso superdotate non per competenza, ma per relazioni proficue e anche produttive di stipendi dorati).

E allora, via i posti di lavoro precari, via i contributi agli agricoltori per proteggere i loro prodotti, via le piccole scuole, via le maestre (ne basta una per classe), riduciamo gli stipendi quando i lavoratori si ammalano, basta con gli scioperi (attirano troppa attenzione e creano troppa disinformazione), basta con i sindacati di tutela (possono servire solo come società di servizi), basta con i contratti di lavoro sottoscritti con le parti sociali, basta con i controlli agli imprenditori che non assumono regolarmente (non offriamo una bella immagine e poi i clandestini che ci stanno a fare?).

È in questi frangenti che bisogna alzare la propria voce, la propria testa, innanzi ai macellai della legalità e della equità sociale, travestiti da benefattori della civiltà economica; a questo ci chiamano le persecuzioni subìte da uomini divenuti eroici, in un recente e brutto passato, per aver difeso l’idea di libertà e di civiltà, anche a costo della propria vita, da chi imponeva un modello di società abbrutita e senza confronti democratici.

Non possiamo più essere solo sezioni di partiti in cui discutere e proporre, non possiamo più essere solo camere del lavoro di sindacati in cui accogliere chi vuol essere tutelato, non possiamo più essere solo oratori in cui formarci in morale e solidarietà, non possiamo più essere solo associazioni di volontariato in cui sostenere chi ha bisogno dei nostri servizi.

Questi tempi ci costringono a diventare tutti dei presìdi, a livello individuale e a livello di gruppo, senza risparmio di energie, di idee, di mezzi di lotta civile, per opporci “urlando contro” l’usurpazione dei nostri diritti di verità, equità e dignità, violentati dalle menzogne di fatto applicate che ci vengono vendute (e mediaticamente propagandate) come scelte di interesse comune.

Dobbiamo creare trincee moderne di resistenza alle invasioni barbariche rappresentate dagli interessi non di tutti, ma di pochi ricchi, troppo potenti e troppo arroganti per essere rappresentativi delle nostre reali esigenze sociali, economiche e civili.

È in gioco il diritto, di ogni “comune” cittadino, di avere nel proprio Paese una partita economica/sociale garantita con indipendenza e moralità da arbitri di democrazia e civiltà (e per questo eletti) e non da giocatori malamente coinvolti per interessi personali o di amici speculatori che hanno scommesso sull’andamento della partita stessa.

 

Foggia, 22 ottobre 2008                                                                         Mercurio D’Aloia

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