.
contributo inviato da PD Sardegna il 23 ottobre 2008
Le dichiarazione del Presidente del Consiglio in merito al  possibile  intervento della  polizia per   porre fine alle  proteste  studentesche nelle scuole e nelle università sono di una gravità inaudita.  Speriamo  che vengano smentite al più presto,come ha chiesto il capogruppo del PD Soro intervenendo alla Camera dei deputati.    Tuttavia, anche se ne fossero smentite o ridimensionate, a nessuno sfugge che esse minano alla radice i principi di uno stato democratico nel quale la prima regola è la garanzia della libera manifestazione del pensiero. Siamo convinti  che gli studenti e i docenti della Sardegna che in tutte le scuole sarde  hanno dato vita a manifestazioni civili e non violente ,cosi come gli studenti, i professori,i ricercatori delle università di Sassari e Cagliari non si lasceranno  intimorire .A loro va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Le ragioni della loro contestazione   non solo sono più che  giustificate alla luce   dei tagli indiscriminati che questo Governo ha operato con il decreto Gelmini sulla scuola e l'università .  Il punto è che mai può succedere in uno stato democratico  e di diritto che sia il governo a giudicare giusta o sbagliata una protesta. Fuori dalla legalità  sarebbero quindi gli interventi della polizia e non le proteste civili e composte degli  studenti. Il Ministro dell'Interno lasci stare i ragazzi e le ragazze delle scuole e delle università  e ci si concentri nel perseguire i crimini del nostro paese e della nostra ragione. Lo stato di diritto si difende perseguendo e assicurando alla giustizia chi oggi mette le bombe o minaccia impunemente gli amministratori e i sindaci dei nostri comuni sardi  e non certo ragazzi e ragazze che manifestano liberamente e pacificamente le proprie idee.
(giulio calvisi, siro marrocu, amalia schirru, caterina pes, paolo fadda, guido melis)

***
Come accade nei film d'azione americani, dove  il poliziotto duro e quello comprensivo lavorano a far cooperare l'inquisito,  il Presidente del Consiglio ed il ministro Gelmini lanciano messaggi contraddittori.

Uno minaccia sue istruzioni dettagliate al Ministro degli Interni, quale contributo all'educazione di questi giovani fannulloni che si stanno occupando della loro scuola in tutte le realtà italiane, deviando pericolosamente dallo studente modello Berlusconi Silvio che giammai protestò.

L'altra si accorge oggi, dopo aver accettato la manovra d'estate (nove minuti per approvarla) che destruttura l'Università italiana con un miliardo e mezzo di tagli in tre anni, che è opportuno discutere con rettori, professori e studenti, a patto che si facciano precedere da autocritiche e ostentino sensi di colpa durante la riunione.

Ciò che tuttavia deve preoccupare il Parlamento nell'imminenza della discussione in Senato del decreto legge è la confusione sui costi della scuola, motivo che origina la manovra. Berlusconi dice che costa troppo, poiché il paese vi investe ''circa l'8%''del suo PIL.  Vediamo i numeri : il PIL italiano  2007 è stato poco più di 1.535 miliardi. L'otto per cento sarebbe circa 123 miliardi. Peccato che sempre nel 2007 la spesa del Ministero della Pubblica Istruzione, certificata dal bilancio di assestamento, sia stata pari a 42,4 Miliardi, cioè il 3,3% del PIL.

O il Governo non sa che sta facendo, o lo studente modello che mai protestò era tuttavia debole in aritmetica. Credo vera la prima ipotesi.
(Francesco Sanna)


TAG:   

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
10 marzo 2008
attivita' nel PDnetwork