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contributo inviato da Stefano51 il 22 ottobre 2008
 

Nel nostro paese le rivolte studentesche non sono certo una novità. Almeno da 40 anni, dal mitico 1968, gli studenti sono presenti nel dibattito politico sociale di un paese che cambia con la loro voglia di cambiare, di partecipare più attivamente al processo di cambiamento quando questo li riguarda da vicino, come è stato ad esempio nel caso della riforma Moratti e come avviene in questi giorni con il decreto della Gelmini.

Rispetto al passato più lontano c’è però oggi una profonda anomalia : nella folla di manifestanti che vediamo sfilare in questi giorni per strada, nelle piazze e negli atenei non ci sono soltanto gli studenti, ma anche le loro famiglie e i loro stessi professori. E’ questo un dato su cui andrebbe avviata una profonda riflessione da parte di un premier “piacione” come Berlusconi prima di parlare di polizia all’università, perché sarebbe contro una sommossa intergenerazionale che si andrebbero a schierare i poliziotti, con esiti che potrebbero sul serio destabilizzare il nostro già molto precario equilibrio democratico.

Questi giovani, questi adolescenti e bambini del terzo millennio sono la nostra preziosa, insostituibile, unica risorsa. Invece di scontare l’ICI ai benestanti, invece di caricare sui cittadini i miliardi di debiti di Alitalia, invece di regalare soldi a banche e petrolieri, perché questo è il risultato reale della Robinhood tax di Tremonti : benzina ancora alle stelle col petrolio precipitato a settanta dollari al barile e banche italiane che fanno carne da macello dei diritti dei risparmiatori, tant’è che hanno perfino rifiutato l’aiuto di stato; invece di promettere ( senza dare ancora) il bancomat dei poveri o lo straordinario detassato a chi rischia perfino di non vedersi pagare l’orario ordinario di lavoro, invece di raccontare questa montagna di balle agli italiani questo governo dei miracoli annunciati dovrebbe preoccuparsi di loro, degli studenti, della futura classe dirigente del nostro paese, a cui dovremmo consegnare il futuro migliore possibile invece di tagliare i fondi alla scuola.

Berlusconi, quest’uomo ricco, potente quanto ignorante e arrogante, ha ormai raggiunto da tempo l’età dei nonni. I nonni sono buoni, spesso anche troppo con i loro nipotini, sono indulgenti perché ricordano i tempi in cui andare a scuola era un privilegio da ricchi, quando solo i figli dei padroni si istruivano e tutti gli altri a bottega, a imparare il mestiere accanto al padre. Ebbene, quei tempi stanno tornando, e il piano eversivo di nonno Berlusconi, che sulle sue ginocchia preferisce tenere le veline piuttosto che i nipotini, è quello di attanagliare e affamare l’intera classe lavoratrice, e un piano così che non può che passare anche per la scuola. Una scuola povera di mezzi e di risorse, fatta di grembiulini e bacchettate sulle dita per i figli della gleba, che tanto non saranno altro che schiavi per tutta la vita, e dunque è meglio che restino ignoranti. E una scuola ricca e privata per gli eletti, perchè i ricchi i figli li mandano solo in collegio e anche se non studiano, se sono somari incalliti come il figlio di Bossi, un titolo di studio si tira fuori sempre alla CEPU e poi via, sul tapirulà del padre.

Suoni pure le sue trombe signor Berlusconi, che noi dal paese reale, non quello del mulino bianco, suoneremo le nostre campane. Il minimo che può accadere dopo la sua incauta minaccia agli studenti è che in piazza il 25 ottobre con il PD ci siano anche loro, come del resto è giusto e naturale che sia, dal momento che ad un piano globalmente eversivo non si può che rispondere che con una manifestazione di lotta dove padri, madri e figli siano gli uni accanto agli altri, con i loro diritti e i loro problemi. Mandi pure la polizia signor Berlusconi, e nel frattempo prepari le valigie. Non si sa mai.

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TAG:  SCUOLA  GELMINI  POLIZIA  ATENEI  RIVOLTA  STUDENTI  BERLUSCONI  MINACCE 

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