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contributo inviato da cesare pisano il 22 ottobre 2008
E' lo slogan che sta diventando l'emblema della contestazione scuola-università; infatti sintetizza la magnifica trovata di questo governo di considerare marginale l'istituzione di formazione dei nostri giovani, scaricando con tagli al personale ed alla struttura tecnica, la crisi, che questa finanziaria non ha saputo affrontare.

Il mondo dei giovani, di coloro che domani guideranno la nostra società, è in rivolta feroce contro il decreto Gelmini e la legge 133.

Una rivolta crescente in tutti i sensi, e, purtroppo, anche nel senso della violenza, come è accaduto alla stazione di Milano, dove i giovani universitari sono stati caricati a colpi di manganello; c'era da aspettarselo, visto che i responsabili del governo non hanno ancora accettato il dialogo, nè con le parti interessate, nè con l'opposizione.

Famiglia cristiana parla di Apartheid a proposito della classe-ponte per il test ai bambini immigrati.

Quindi, famiglia cristiana chiaramente ha posto l'accento su di un termine che storicamente ricorda Mandela ed il Sudafrica.

Le modalità di protesta sono differenti, una scuola elementare ha fatto lezione di sera; lezione in qualche ateneo all'aperto; occupazione di stazione, o come a Milano tentativo di occupare la stazione; licei occupati; cortei in tutte le città importanti; e richiesta decisa di bloccare l'inizio dell'anno accademico; riunionre di una quindicina di rettori a Roma per decidere una piattaforma di richiesta e modificare la legge, in caso contrario è emersa la tendenza alla necessità di aumentare le tasse per fare fronte ai tagli; a Palermo il rettore ha oscurato il sito web dell'Ateneo, etc..

Una situazione caotica in quanto azione di protesta, ma ordinata e cosciente nei contenuti.

Tempo pieno, maestro unico, ricerca universitaria, precariato, possibilità che la suola si trasformi in fondazione con l'ingresso del capitale privato, tagli all'organico, scuola-ponte e test d'ingresso per bambini immigrati, piani di dimensionamento delle reti scolastiche, che significa diminuzione di classe e perdita di posto per il personale, chiusura di scuole in quei territori le cui scuole non raggiungono il quorum, quindi disagi materiali ed economici per le povere famiglie; contratti degli insegnati scaduti da circa dieci mesi; il turn-over che prevede l'assunzione di un solo ricercatore ogni qualvolta cinque professori universitari vanno in pensionamento; classi differenziate per alunni stranieri, la cui colpa è quella di rallentare i processi di apprendimento dei nostri giovani, vista la loro lentezza.
 
Il fumo nero negli occhi a tutto questo è dato dalla parte folcloristica della legge che prevede grembiulini di nostalgica epoca, voti in condotta determinanti la promozione, il ritorno al voto da accostare al giudizio.

Come se i problemi di droga, alcool, di alienazione, di dissociazione, di vuoti affettivi, di mancanza di una vera famiglia, possano essere risolti con tagli, grembiulini, voti in condotta ed altro.

Un fumo nero buttato addosso ai giovani italiani, che tentano di respirare l'aria pura della protesta e rimandarlo al mittente.

Da cittadino non comprendo perchè il governo non abbia, ancora, deciso di chiamare i rappresentanti di tutte le parti, le opposizioni, per aprire un dialogo su una materia la cui importanza per il futuro è fondamentale.

Se si fa finta di non capire o peggio se si è convinti di stare dalla parte della ragione solo perchè in questo momento storico particolare la paura delle persone ha bussato nella porta sbagliata, significa che dal lato culturale ci sono troppi limiti.

I paesi che hanno investito sulla formazione scolastica e sulla ricerca universitaria hanno guadagnato in crescita, non solo culturale, ma anche economica; ma, questo è un discorso che poggia sull'esistenza di un piano preciso con obiettivi definiti, che siano quelli della crescita totale in senso democratico.

La scuola ridotta a simbolo fa correre un pericolo preciso: il pensiero unico; l'uomo ad una dimensione.
TAG:  TAFFERUGLI  DECRETO GELMINI  LEGGE 133  PROTESTA UNIVERSITARIA  MANCANZA DI DIALOGO TRA LE PARTI 

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