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contributo inviato da Francesco Zanfardino il 21 ottobre 2008

                  

Da oggi in poi "Saviano Governatore" pubblicherà, parte per parte, l'intera puntata di Matrix del 15 Ottobre, in cui Mentana ha intervistato Roberto Saviano, a poche ore di distanza dalle minacce subite dal coraggioso scrittore campano. Per una migliore comprensione dei video, saranno pubblicati anche i testi dei video stessi. L'invito è, per chi non si sia ancora visto quella puntata, di vedere e sentire Roberto per rendersi davvero conto di come sia importante sostenerlo e, magari, vederlo in posizioni più rilevanti come quella di Presidente della Regione Campania, in modo che con la sua onestà, serietà, coraggio e conoscenza dei problemi di quella terra possa incidere davvero sul futuro della Campania.

Ecco il video e il testo della prima parte (nel video manca un pezzetto iniziale, riportato però nel testo). Buona visione ... e non dimenticatevi di firmare la petizione.

Prima Parte

Mentana: Buonasera … Buonasera … Come forse già saprete, è una serata importante e particolare per Matrix. Già tra il pubblico lo si può vedere perché ci sono un Ministro e un Ministro ombra: buonasera a Giorgia Meloni, buonasera a Roberta Pinotti … anche loro, come tutti noi, in attesa di ascoltare Roberto Saviano: buonasera Roberto.
Saviano: Buonasera.
Mentana: Tra poco dovrò cominciare a fare domande giornalistiche e magari non saremo d’accordo, però all’inizio, com’è doveroso, una stretta di mano … Sigla!

Mentana: Allora il titolo … il titolo che abbiamo scelto questa sera non è certo casuale: “Saviano uno di noi”. Avremmo potuto dire che è nel mirino della camorra, avremmo potuto dire che è lo scrittore italiano che ha venduto di più, che 53 paesi stanno per vedere o hanno già visto la traduzione di “Gomorra” … è più importante dire che Saviano è uno di noi perché, essendo un uomo di questo Paese, un orgoglio di questo Paese, è, come abbiamo detto, nella lista, in una lista pericolosissima del clan dei Casalesi, che grazie a lui abbiamo scoperto soprattutto. Se c’è qualcosa di pericoloso, di estremamente pericoloso, che agisce all’interno del nostro paese, se un clan che non avevamo conosciuto e che ora sappiamo quanto è pericoloso e quanto si è insinuato in tutte le pieghe della società è grazie a quel libro straordinario e alla sua attività anche successiva, perché non dobbiamo mai dimenticare che Roberto Saviano ha continuato a martellare, a farci capire, a cercare di capire lui stesso prima di spiegare quel che poteva spiegare. E adesso, come sapete, da ieri c’è un nuovo allarme ancora più forte … anche perché … ho detto ancora più forte perché Roberto da quanto tempo stai sotto tutela?
Saviano: Due anni. 13 Ottobre …
Mentana: Due anni esatti!
Saviano: Due anni esatti.
Mentana: E perché due anni fa fosti messo sotto tutela? Sotto scorta proprio …
Saviano: In realtà tutto nacque dopo la mia presenza a Casal di Principe. Feci una, insomma, una sorta di appello alla popolazione sana di Casal di Principe, che poi è la parte maggiore, dicendo: “Cacciate Zagaria, cacciate Iovine, cacciate Schiavone … questa terra – ero proprio lì, sul palco di Casale – non è la loro terra. Perché la stuprano, la violentano, la usano”. Quindi invitai, come dire, a togliere la cittadinanza ai boss. Da lì si innescò un percorso strano, per cui il libro, che già aveva avuto, diciamo, molta visibilità, divenne un problema. Perché la cosa che spesso mi è difficile comunicare è che ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali, e lo ripeto spesso, quasi in maniera ossessiva, è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono. Il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlando tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari … è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari. Quindi io fui messo sotto protezione proprio perché il successo aveva generato in quegli ambienti delle pressioni, dei fastidi, e anche allora ci furono dei pentiti, ci fu un pentito, insomma, che fece arrivare delle voci … che è sempre così poi …
Mentana: Oh, diciamolo subito … scusa se ti interrompo. Quel primo pentito che raccontò le voci non è stato l’ultimo, ci sono state tante altre fonti e ci sono state anche delle lettere ben precise. Vedremo anche una lettera tra l’altro dopo, in uno dei servizi. Ma l’ultimo allarme è stato oggi parzialmente smentito da un pentito di camorra. L’hai già detto nel collegamento col telegiornale … forse qualcuno non l’ha visto, ripetiamolo adesso: quel pentito è tale, a cominciato a collaborare dal 1993. Tu nel 1993 aveva 15 anni e non eri ancora un pericolo per i Casalesi …
Saviano: No. No, no. Questo è sicuro, e la cosa …
Mentana: E non si sa se … non si pensa che i pentiti abbiano dei rapporti con i vertici dei clan, sennò sarebbero dei pentiti davvero strani, o dei clan strani …
Saviano: Infatti è proprio questo. Questo pentito è uscito tra l’altro, pare che sia uscito dal programma di protezione o quantomeno sta per uscire, e non poteva far altro che negare, credo, perché i suoi rapporti con il clan come poteva renderli formali? Detto questo io non so nulla, nel senso che poi sono cose che …
Mentana: Sei stato sentito dalla direzione antimafia, dalla direzione distrettuale antimafia?
Saviano: Sì, è la procura e l’arma dei carabinieri che in questo senso mi tutela e ha la possibilità di indagare. Sicuramente c’è da dire, come ho detto prima, ringrazio quel poliziotto che, ricevuta la notizia, l’ha immediatamente comunicata, permettendo di indagare e di conoscere, diciamo, il progetto.
Mentana: Per cui qualcosa sappiamo … sappiamo che c’era la ricerca di detonatori, insomma, di fare una cosa putroppo, vogliamo dire, simile a quella che è costata la vita a Falcone, possiamo ricordare un esempio, no? Cioè doveva essere un attentato dinamitardo contro te e la tua scorta e quindi si pensa in macchina.
Saviano: Sì, nella relazione, come dire, che poi io non avevo, ma nella relazione fatta da questo poliziotto c’erano nei dettagli, appunto, tutto, persino il periodo: prima di Natale, i dettagli sulla scorta, sui miei uomini, sulle auto, insomma … Quando ho incontrato la procura una delle cose più belle, appunto, me l’ha detto Franco Roberti, che mi ha detto: “Ricordati sempre che tu sei solo uno scrittore”. Con quel “solo uno scrittore” voleva intendere: “non sei un inquirente, quindi il tuo mestiere sarà sempre quello di continuare a raccontare, a scrivere, quindi non devi, come dire, porti in una posizione strategica come può fare un magistrato o un inquirente, di mettersi in ombra o in luce a seconda del momento. Tu devi continuare ad essere solo uno scrittore”. E quindi io sono uscito dalla procura con questa posizione. Quindi, come dire, tutto quello che è venuto dopo, ovviamente lo immaginavo: sapevo benissimo che un pentito non poteva dire di avere ancora rapporti con la criminalità e sono davvero grato alle persone di buona volontà, all’arma dei carabinieri, al colonnello Marucci, a tutte le persone che in qualche modo mi sono state vicine in queste ore, in un momento difficilissimo, e che … le e-mail di moltissime persone, insomma tutto quel mondo che in realtà io non vedo mai, non sento mai, perché … perchè vivo in un modo, diciamo, strano, in modo isolato. Quindi queste ore sono state sì di grande ansia, per tutti noi, per me e per i miei ragazzi – con “miei ragazzi” intendo i miei uomini di scorta – ma sono state anche un momento di fiducia, dove ho visto sin dove arrivano le parole, e cosa possono fare le parole, cioè muovere gli atomi, la materia, l’anima.
Mentana: Grazie … … Roberto, la storia straordinaria che tu rappresenti con la tua testimonianza è ancor più straordinaria se pensiamo che forse se tu avresti scritto un saggio, se avessi scritto un articolo, un’inchiesta, oggi non saresti qui, non saresti sulle prime pagine dei giornali, il tuo saggio non sarebbe tradotto in 53 lingue … è la forza anche della letteratura?
Saviano: Io di questo ne sono convinto. La magia della parola, che può sembrare un’espressione retorica, o tardo-romantica, in realtà mai come in questa fase si è dimostrata dirompente, reale … loro, con “loro” intendo le organizzazioni criminali, sanno benissimo che in, un paese democratico, non possono pretendere di essere non raccontate, non finire in telegiornali o sul rullo classico della cronaca. Ma loro sanno anche che resteranno tra gli addetti ai lavori: tra i giudici, i procuratori, i giornalisti, gli intellettuali, i sociologi … quella comunità. Spesso, nel caso, per esempio della camorra e della ‘ndrangheta, comunità anche “locali”, cioè la camorra non esce fuori della Campania, la ‘ndrangheta non esce al di fuori della Calabria … L’unica organizzazione che superava i perimetri siciliani era, appunto, Cosa Nostra. Le organizzazioni sanno benissimo questo. Cos’è che la letteratura ha innescato … questa sorta di attacco ai loro poteri, ai loro silenzi? Il fatto che la letteratura ha permesso che queste storie fossero storie di tutti, che la vicenda di una persona che racconta è la vicenda di tutti, che il business che viene raccontato, e che si racconta attraverso lo strumento letterario, non diventa più un business di un paese sperduto, di un Sud Italia, di un territorio pieno di contraddizioni che il lettore sente lontano: ma ognuno sente quel respiro, quel sangue come il proprio sangue, quella terra è la propria terra. In qualche modo la letteratura dà cittadinanza universale a problemi che venivano ingiustamente creduti locali: è questo che gli fa paura. Perché a questo punto non può più esistere un poliziotto da corrompere, un’agenzia stampa da manipolare, un processo che resta sui dorsi locali. Non esiste più questo per loro: a questo punto c’è lo sguardo di tutti, c’è l’attenzione di tutti. Non solo quello che dicevo dei lettori, degli spettatori, della pericolosità degli spettatori e dei lettori: ognuno di loro pretenderà o può pretendere che le cose siano diverse; ognuno di loro saprà cosa significa un appalto riguardo il cemento, il traffico dei rifiuti, i massacri da dove vengono. Non sarà più il solito commento: “Si ammazzano fra di loro”. Tutto questo gli mette paura, e tutto questo credo che sia il miracolo della letteratura.

www.savianogovernatore.ilcannocchiale.it

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TAG:  VIDEO  MATRIX  MENTANA  CAMPANIA  CORAGGIO  CAMORRA  SAVIANO  PETIZIONE  TESTO  SAVIANO GOVERNATORE 

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