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contributo inviato da il 18 ottobre 2008
La lettura attenta dei dati forniti dall'Autorita' per le garanzie nella comunicazione sulle presenze politiche sui telegiornali da ragione al commento amaro del Financial Times sul rapporto tra il governo italiano e il sistema radiotelevisivo, paragonato a quello della Corea del Nord''. Lo afferma Vincenzo Vita, esponente del Partito Democratico. ''Infatti l'aspetto piu' clamoroso dell'indagine italiana -sotolinea Vita- riguarda l'inaudita presenza del Presidente del consiglio sugli schermi. Ecco una delle conseguenze piu' forti e gravi del conflitto d'interesse''. ''Inoltre le rilevazioni sottolineano la clamorosa 'vittoria' di Studio Aperto che ormai fa una nobile volata con il Tg4, ma pure colpisce la definitiva omologazione dello stesso Tg5. Quest'ultimo, in passato, sembrava perseguire modelli un po' meno schiacciati su Berlusconi e sulla destra, mentre ormai regna anche li' il conformismo piu' esplicito. Certo la stessa Autorita' delle comunicazioni avra' il compito di trarre le dovute conseguenze sulle violazioni del pluralismo e sulla necessita' di un urgente riequilibrio comunicativo''. ''Per esempio -conclude Vita- invitando i contenitori della domenica a interrompere la prassi assai discutibile di chiamare in trasmissione ministri in carica. Il caso si ripetera' anche domani, con l'annunciata presenza a Canale 5 della ministra Mara Carfagna''.
TAG:  CONFLITTO D'INTERESSI  TV 

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