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contributo inviato da purewolf il 10 ottobre 2008
La crisi finanziaria non è l'unica causa della crisi attuale dell'economia reale.
Abitualmente si tende a considerare sana l'economia e viziata dal peccato originale la finanza.
In linea di massima è un assioma sensato, ma la gravità dell'attuale crisi e il conseguente grave pericolo che corre l'economia reale a fronte del disastro finanziario sta nel fatto che, oggi, l'economia reale non è più sana.
Sani sono il lavoro, i lavoratori (dipendenti ed autonomi) che ogni giorno fanno funzionare un Paese devastato, nella sua economia reale per l'appunto, dalla politica dell'alienazione da parte dello Stato e degli enti locali delle proprie risorse industriali, immobiliari ed economiche; un Paese devastato dal liberismo e dai suoi alfieri internazionali, contro i quali gli Stati nazionali nulla possono ora perché nulla hanno voluto fare prima; un Paese nel quale la cultura del lavoro è morta e il lavoro è diventato mera merce e, come si sa, la merce non ha diritti di sorta.
Chi scrive è solamente un normale cittadino.
"Solamente" nel senso che il "cives", ben lungi dall’essere il fulcro, l’elemento attivo, la conditio sine qua non della "civitas" nei diritti e nei doveri essenziali all’appartenenza, è divenuto oramai colui il quale, non avendo altri segni distintivi che lo denotino, si viene a configurare come il substratus sociale del mondo dell’élite che dirige la sinfonia, l’animale da lavoro, colui che paga tasse, alle quali però non consegue quel ritorno in servizi che un tempo ne era la naturale conseguenza.
Per di più, in tale contesto, il disservizio in sé non viene a connotarsi come conseguenza dell’incapacità logistica, bensì come una scelta consapevole, mirata a diminuire le perdite e a mantenere inalterata la prospettiva di profitto.
Quindi, di fatto, nominalmente il servizio esiste, ma il suo mantenimento in essere si fonda sulla capacità di programmare il disservizio.
Ecco quindi che un piano per l'Italia dovrebbe prevedere non solo un contenimento del potere della finanza sull'economia, ma anche un argine legislativo a tutela del lavoro contro il capitale ed un ritorno del pubblico laddove l'avvento del privato ha creato solo desolazione.
TAG:  CRISI  LAVORO  CAPITALE  PROFITTO  FINANZE  ECONOMIA 

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10 ottobre 2008
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