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contributo inviato da rudyfc il 8 ottobre 2008


Due miliardi di euro: è la cifra che la regione Sicilia dovrà restituire con ogni probabilità all’Unione europea il 31 dicembre 2008. Fondi che erano stati assegnati all’isola da Bruxelles nel contesto di Agenda 2000, il piano di investimenti comunitario per le regioni economicamente arretrate, e che a Palermo non sono stati in grado di spendere. Prima di festeggiare (ma senza cannoli) la permanenza della Sicilia all’interno del cosiddetto “obiettivo 1” anche per il periodo 2007-2013, l’allora governatore Totò Cuffaro avrebbe dovuto pensare a come sfruttare i soldi che già aveva in cassa. O, per essere più precisi, avrebbe dovuto pensarci meglio.

Se sul piano quantitativo le critiche si possono concentrare sul surplus inutilizzato di due miliardi di euro, sul piano qualitativo i risultati del ciclo di programmazione 2000-2006 sono sotto gli occhi di tutti. O, meglio, non lo sono. Nonostante i finanziamenti, la Sicilia non ha conosciuto infatti in questi anni un vero sviluppo. Basti pensare che il Pil della regione è cresciuto nel 2007 solo dello 0,9%, contro un +1,4% nazionale che, seppur tutt’altro che eccezionale, rappresenta per i siciliani un traguardo ancora troppo lontano. Visti i risultati della regione negli ultimi anni, è probabile che questa situazione sia destinata ancora a peggiorare. La relazione dello Svimez sull’economia del Mezzogiorno afferma infatti che la Sicilia «sembra essere approdata ad una fase di stagnazione, essendo il tasso di crescita del 2007 pari a 0,1% dopo lo 0,2% dell’anno precedente». Il confronto non è consolante nemmeno se si considerano come termine di paragone le altre regioni del Sud Italia che beneficiano dei fondi europei, il cui tasso di crescita nel 2007 si è attestato tra l’1,5 e il 2%.

Perché i soldi giunti da Bruxelles non hanno aiutato lo sviluppo dell’isola? La risposta può essere racchiusa in un numero: 40mila. Anzi, anche qualcosina di più. Tanti sono stati gli interventi finanziati dalla regione attraverso Agenda 2000. Una polverizzazione che, se sul piano clientelare e, di conseguenza, elettorale, non ha mancato di far vedere i suoi frutti, su quello economico si è rivelata disastrosa. Chi in questi anni ha avuto la responsabilità di gestire la mole di denaro proveniente dall’Ue e, in cofinanziamento, da Roma, non ha tenuto nella benché minima considerazione le necessità dell’isola sul piano infrastrutturale, imprenditoriale, formativo, ma solo i piccoli interessi di bottega, facilmente riscattabili al primo appuntamento con le urne.

Una tendenza confermata anche dall’analisi del bilancio regionale, che ha visto negli ultimi anni un aumento consistente delle spese correnti. Il Dpef elaborato dalla giunta Lombardo prevede per il 2009 un impiego di 1,4 miliardi di euro solo per il personale, mentre continua a diminuire la quota dedicata agli investimenti in conto capitale (quest’anno -32% rispetto all’esercizio precedente). Un “bilanciamento” necessario a rispettare il patto di stabilità imposto a livello nazionale. Solo che invece di tagliare gli sprechi, si tagliano gli investimenti. E ancora non sappiamo bene quali saranno gli effetti del federalismo fiscale sulle casse della Sicilia.

Unica speranza per lo sviluppo dell’isola rimangono allora i 14,8 miliardi che giungeranno da Bruxelles nel periodo 2007-2013, cui se ne aggiungeranno altri 9 di derivazione statale. A meno che non si proceda con gli stessi metodi utilizzati finora. Autostrade, ferrovie, porti; ma anche investimenti sull’energia (sole e vento sono risorse preziosissime di cui la Sicilia ha grande abbondanza), sulla formazione reale e non fittizia, sul turismo di qualità, sulla valorizzazione delle risorse umane e produttive che fanno parte della nostra tradizione: sono solo alcuni esempi su cui si deve concentrare l’attenzione, anziché sperperare risorse in micro-interventi utili solo ai potentati locali.

TAG:  UE  SICILIA  CUFFARO  LOMBARDO  AGENDA 2000  FAS  SVIMEZ  SUD  MEZZOGIORNO  DPEF   

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