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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 2 ottobre 2008

 

Oggi è una giornata particolare. Volevo scrivere dell’abuso di soldati che fa questo governo per le strade, ricordando dichiarazioni delle suddette persone che ne stroncavano l’uso quando fu Prodi nel 1997 a mandarli per Napoli; volevo parlare anche delle ultime stravaganti (per non essere volgari) affermazioni del Cavaliere Inesistente che ci governa da soli 4 mesi e ha fatto più danni di quando ci ha governato per cinque. Avrei parlato di tutto questo, se oggi non fosse accaduto qualcosa di molto inquietante.

Come tutti voi sanno, ho un contatto Facebook, che utilizzo più che altro per giocare ad alcuni giochi entusiasmanti (di cui non farò il nome per ovvi motivi pubblicitari), ma ho fondato anche vari club, tra cui, ovviamente, Orgoglio Democratico. È da quando sono tornato dalle vacanze che ricevo inquietanti inviti a gruppi che definire “eversivi” ed “eretici” sarebbe troppo poco, quindi li definirò semplicemente “spazzatura”.

Prima una sedicente Banda Bassotti multimediale ha tirato su un club “Giustizia Giusta per Ottaviano Del Turco”, a cui avrei prontamente aderito, se lo scopo del club fosse stato quello di far marcire nelle patrie galere il tangentista post-socialista che accusava Craxi di non avere a cuore la Questione Morale (chi di spada ferisce…); effettivamente, quando ho partecipato all’incontro dei “garantisti” (dell’Impunità) ci ho trovato anche il fratello di Del Turco, evidentemente influenzato dai libri di fantascienza che sembra apprezzare molto visto le balle fantascientifiche che spara, quindi, dopo aver detto la mia e aver rintuzzato una tale che non capisco proprio che ci faccia ancora nella mia lista amici, me ne sono andato.

Sempre su Facebook (che sembra più una Selva Oscura dantesca che un social network), ho potuto toccare con mano che i Dorian Gray del Partito Democratico, in particolare quello che si candida a guidarli per portare aria fresca (con vecchie facce), vogliono ripartire “dalle basi condivise di Craxi e Berlinguer”. Senza contare che il Dorian della situazione ha più volte detto, ovviamente quando non era in campagna elettorale, che Bettino Craxi aveva avuto più spessore politico di Enrico Berlinguer. Cosa non fa fare la lotta per la poltrona più alta, ti porta persino ad equiparare Craxi a Berlinguer, chissà che sofferenza deve essere stata per il vetero-craxista in questione.

Insomma, se gli Young Democrats vogliono costruire una nuova cultura democratica partendo da Bettino Craxi, facendo finta di attingere a Berlinguer e cancellando Aldo Moro, non va certo meglio negli ambiti dei “Garantisti dell’Impunità”: adesso si sono inventati il club “Bettino Craxi”, fondato da un tale, Bettino Craxi, che invita i partecipanti (per ora solo 63) a discutere su di lui.

Tutti uniti nell’affermare e ribadire la grandezza umana, il coraggio sociale, ma soprattutto lo spessore politico dell’esule Craxi.

E qui veniamo al titolo dell’articolo: Chi l’ha visto questo tanto declamato spessore politico di Craxi? Semmai l’unica cosa notabile della sua persona è lo spessore del suo portafoglio, secondo solo al suo allievo, Silvio Berlusconi.

Per carità, piena solidarietà umana ad un uomo che si è spento nelle corsie di un ospedale africano, ma nessun medico gli aveva prescritto di scappare con i soldi degli Italiani ad Hammamet, dove nel frattempo si era costruito una mastodontica villa per sfuggire alle patrie galere.

Il satrapo garofanato osò pure dire di Biagi che faceva “moralismo tanto al chilo”: “visti i risultati”, rispose Enzo, “mi sarei dovuto regolare al quintale.

Forse in questo Paese si è perso il significato delle parole, ma soprattutto il vero senso della giustizia, che porta gli iper-garantisti dei soliti impuniti a diventare aguzzini senza pietà quando a commettere quello stesso reato non è il politicante di turno: perché se la giustizia fosse veramente considerato un valore, Bettino Craxi non sarebbe definito “esule”, ma “latitante”, e se la Morale fosse una reale componente della politica, non sarebbe definito uno “statista”, ma un “affarista”.

Anche perché, lo ricordiamo, Benedetto Craxi, detto Bettino, fu condannato a 10 anni non per un crimine ideologico, ma per corruzione, reato che in un paese come gli U.S.A. sarebbe bastato per decretare la parola fine alla carriera di chiunque.

In Italia, invece, la carriera di un politico corrotto come Bettino Craxi continua, anche dopo la morte: oramai la frase “Non ci sono più ideali, facciamo semplicemente i nostri interessi” del grande statista/affarista è scolpita a grandi lettere negli uffici dei berluscones e, a quanto sembra, andrà a sostituire le massime di Moro e Berlinguer nel Vangelo dei Giovani Democratici.

Posso capire che la figlia Stefania voglia fare una fiction sul padre (tra l’altro non le mancano i mezzi, essendo titolare di società di produzione tv, con buone entrature sia in Rai che in Mediaset), ma sinceramente comprendo un po’ meno la processione di politici e commentatori di ogni colore intorno alla memoria del defunto e presunto “statista” per esaltarne la “modernità” del suo “riformismo”. Tant’è che ho trovato davvero di cattivo gusto alcune uscite di Piero Fassino sulla possibilità di inserire nel “Pantheon” del PD anche Craxi, i cui seguaci peraltro si sono rifugiati nel conclave PS, racimolando nemmeno l’1% di voti (a riprova del fatto che esaltare Craxi porta sfiga).

In un Paese serio (il nostro non lo è più) basterebbero a chiudere la questione le 3 sentenze definitive emesse dalla Cassazione (10 anni per le tangenti Eni-Sai e la Metropolitana Milanese; prescrizione per le mazzette dalla berlusconiana All Iberian). O i 40 miliardi giacenti sui suoi 3 conti svizzeri personali, gestiti non da tesorieri PSI, ma dall’ex compagno di scuola Giorgio Tradati e poi dall’ex-barista Maurizio Raggio, destinati agli “interessi economici anzitutto propri di Craxi” (Sentenza All Iberian).

Ovviamente poi c’è l’erede del pensiero craxiano, Berlusconi, che tra un attacco ai giudici e una legge ad personam, afferma anche che “Craxi non può essere ridotto ai suoi guai giudiziari.”

Infatti ci sono pure quelli politici, purtroppo, che ricapitolerò diligentemente qui sotto a futura memoria, limitandomi a fare dei copia-incolla quando ci sarà ancora qualcuno che oserà affermare “la modernità del pensiero craxiano”.

Economia: sotto il Governo Craxi (1983-87) il debito pubblico balza da 400mila a 1 milione di miliardi di lire; il rapporto debito-Pil dal 70 al 92%. Tutto questo mentre annunciava nel 1987 il superamento da parte dell’Italia del Pil anglosassone. Si è visto dove oggi sono gli Inglesi e dove siamo noi.

Lotta al Terrorismo: dopo aver caldeggiato, per fortuna invano, la trattativa tra Stato e Br durante il sequestro Moro, nel 1985 Craxi sottrae al blitz americano di Sigonella i terroristi palestinesi che hanno appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un turista ebreo disabile; si impegna a farli processare in Italia, poi fa caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi e lo spedisce in Iraq, come gradito omaggio a Saddam Hussein.

Politica Estera: ancor più filoarabo dei democristiani, Craxi appoggia acriticamente l’Olp, ben lontana dalla svolta moderata, paragonando Arafat a Mazzini; spalleggia e foraggia il dittatore sanguinario somale Siad Barre; nel 1982, durante la crisi delle Falkland, si schiera addirittura con i generali argentini contro la Gran Bretagna.

Politica Istituzionale: è il primo a picconare la Costituzione in vista della “grande riforma” presidenzialista e attacca le procure, che vorrebbe assoggettare al Governo. Berlusconi, su tutti i fronti, ha copiato il maestro, dimostrando scarsa discontinuità con il passato, anzi.

Politica industriale: sponsor delle partecipazioni statali come grande macchina succhiasoldi e nemico di ogni privatizzazione, prima con i decreti Berlusconi e poi con la legge Mammì consacra il monopolio televisivo incostituzionale dell’amico Silvio, che fra l’altro paga bene e in cash, come hanno dimostrato i processi Enimont e All-Iberian.

Frequentazioni: dopo aver insultato il senatore a vita Norberto Bobbio (ha perso il senno) ed aver espulso dal PSI galantuomini della vecchia guardia che si opponevano al suo autoritarismo partitico come Bassanini, Codignola, Enriquez, Agnolotti, Leon e Veltri, il satrapo garofanato si circonda di faccendieri incompetenti come Larini, Troielli, Giallombardo, Mach di Palmstein, Parretti Fiorini, Cardella e Chiesa (da cui poi partirà, suo malgrado, l’inchiesta Mani Pulite), tutti ovviamente o espatriati o dietro le sbarre. Non parliamo poi dei suoi legami con Licio Gelli (Venerabile Gran Maestro della Loggia Massonica P2, che mirava al colpo di stato e contava infiltrazioni a tutti i livelli istituzionali, tra cui vi era anche Silvio Berlusconi) e Calvi, nonché del suo consulente giuridico Renato Squillante (che si farà comprare per la sentenza Mondadori da Previti, con del denaro di Berlusconi).

Diceva Bertold Brecht: "Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"

Non ho altre parole per definire quei personaggi, che ancora oggi, hanno il coraggio di difenderlo.

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