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contributo inviato da LMarchesiniBlog il 19 settembre 2008
Oggi, 19 settembre, è il 110° anniversario della nascita di Giuseppe Saragat, altro grande sardo, nato a Torino nel 1898. E quest'anno ricorrono i 20 anni dalla morte (1988).
Il ricordo fatto in Senato in giugno e sulla rivista "ItalianiEuropei" hanno riproposto questo protagonista del socialismo democratico e liberale del '900 italiano all'attenzione del dibattito storico e politico. Ma non sarà mai abbastanza.

Perchè Saragat non è stato solo sottovalutato, ma è stato considerato per un lungo periodo un venduto ai capitalisti, un traditore del socialismo. Quando ero ragazzino (e lui era Presidente della Repubblica, dal 1964 al 1971) nel PCI si diceva "saragattiano" di uno che tradiva la classe operaia ed il socialismo.
Ed invece la storia, come è giusto, fa poi venire a galla ciò che è vero e ciò che è giusto. E Saragat ha avuto spesso ragione, mentre spesso il PCI aveva torto sul carattere del socialismo e sulla libertà. Già i DS avevano assunto una identità di socialismo liberale, ora ancora di più, assieme ad altre culture politiche, nel PD sono presenti questi ideali politici.
Bene, anche se poi si fa finta di essere sempre stati così, non si riconosce che 60 anni fa (ma anche prima) c'era chi aveva ragione (Saragat, assieme a Turati, ai fratelli Rosselli, ad Ernesto Rossi, etc..) e c'è stato chi ha avuto, su questo, torto (il PCI, ma anche parti del PSI per un lungo periodo).

Ecco cosa scriveva il giovane Saragat nel 1925 (in esilio in Francia):
"
La libertà è la premessa indispensabile di qualsiasi lotta politica e civile. La libertà è l'atmosfera nella quale le altre idee vivono e in relazione alla loro vitalità isteriliscono o si sviluppano. È l'atmosfera nella quale si vincono le battaglie dello spirito moderno".

E nel 1940, in un articolo sul "Il Nuovo Avanti. Le Nouvel Avanti" (6 gennaio):
"
Compiti e doveri dei partiti socialisti. Se la democrazia rappresenta nel conflitto attuale la causa della civiltà, ciò si deve ai valori universali ed umani di cui è l’espressione al di là delle sue limitazioni capitalistiche. Certo il capitalismo costituisce una formidabile ipoteca gravante sulla realtà democratica, ma nonostante questa ipoteca la democrazia afferma di fronte alla dittatura la potenza del suo contenuto umano e per ciò stesso rivela il suo assoluto primato storico. Compito supremo del socialismo è pertanto la difesa della democrazia dalla violenza totalitaria e la sua liberazione dalle limitazioni capitalistiche che la imprigionano.(…) In questo senso la nostra solidarietà attuale con la democrazia nella lotta contro gli Stati totalitari trova la sua naturale barriera precisamente in ciò che costituisce per essa un freno e un ostacolo a questa lotta, ossia il suo carattere capitalistico. Appunto perché il socialismo ha la consapevolezza dell’immenso pericolo che l’aggressione totalitaria fa correre alla civiltà, esso si schiera con tutte le forze che in questa lotta convergono, ma lungi dall’adeguare ad esse la propria azione le subordina ai suoi fini universali: di libertà e di giustizia sociale. Questi fini mentre si valorizzano per il contributo concreto che il socialismo saprà dare alla lotta in corso, si definiscono attraverso la sempre più chiara consapevolezza delle classi lavoratrici di fronte alla loro missione storica. Soltanto in un regime di libertà i lavoratori troveranno la soluzione ai loro problemi. Lottare per la libertà quindi è lottare per il Socialismo, ossia per l’emancipazione totale dell’uomo."


Saragat con Moro (dall archivio virtuale della sala Stampa del Comune di Venezia)
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