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contributo inviato da nicoli marco il 9 settembre 2008
Le pari opportunità dovrebbero iniziare dalla scuola, perché l'obbietivo primario dell'insegnamento dovrebbe essere quello di allargare la cultura, di insegnare, appunto, a ragionare e a capire il mondo e la società che ci circonda. Per decenni si é pensato, e lo si pensa tuttora, che la scuola da sola potesse farcela a portare avanti il compito assegnatole dalla società, senza accorgersi che tutto intorno i modelli proposti ai giovani erano, e sono tuttora, più incisivi e convincenti, perché basati sul materialismo e sul consumismo. Si indica ai giovani una strada sbagliata, la strada del successo facile, complice sopratutto la televisione che in  cinquant'anni poco più ha cancellato il senso della comunità, ma direi anche della famiglia, comunque dello "stare insieme". Non voglio fare il moralista da quattro soldi, ma come si fa a pretendere dai giovani studio ed impegno serio, nella prospettiva di crescita per crearsi un domani migliore, quando si propinano modelli come le veline o il Grande Frtatello, i cui protagonisti, con poche apparizioni televisive, sembrano risolvere tutti i loro problemi esistenziali ed economici.
La scuola dovrebbe favorire la promozione culturale, intendendo ciò non come la semplice acquisizione di nozioni, di date e di avvenimenti storici, ma sopratutto lassicurare lo sviluppo della creatività degli studenti.
Ad ognuno dovrebbe essere data la possibilità di espimersi, partendo dalla propria concezione e visione del mondo. Leggere, scrivere e fari di conto verrebbe da se, perché sarebbero strumenti utilli proprio per la voglia di approfondire le proprie conoscenze al fine sviluppare meglio la propria creatività. Si costruirebbero così dalla base i futuri cittadini, attraverso lo sviluppo ognuno delle proprie qualità umane e delle proprie predisponibilità intellettuali.
Forse i miei pensieri, così confusi e disordinati, sono utopia !!! O forse bisognerebbe ritornare semplicemente, ma su larga scala, all'esperienza della scuola di Barbiana, quella di Don Milani.
Intanto andiamoci magari a rileggere "Lettera ad una professoressa", una denuncia scritta dagli alunni di Don Milani contro il metodo d'insegnamento dell'epoca (maggio 1966)  che, a detta dei ragazzi della scuola, favoriva solo i figli dei ricchi e dei borghesi.
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commento di rebyjaco inviato il 10 settembre 2008
Forse la maniera più semplice per arrivare ad una soluzione intelligente, ammesso e non concesso che si voglia, sarebbe analizzare come si gestisce la scuola in due o tre nazioni civili, si potrebbe iniziare con Germania Svezia e Olanda, o Spagna, o Francia. Da quella base, si potrebbe verificare se; è tutto da buttare il nostro? Sicuramente NO, dove possiamo copiare e dove migliorare? Se si vuole trovare una soluzione intelligente, la si troverebbe, se si vuole trovare una soluzione politica, clientelare e che rifletta gli umori politici dei governi come è stato fatto fino ad oggi e come credo che si continuerà a fare in futuro, continuiamo a inventere innovazioni. Alcune di queste non sono da buttare, ma tutte insieme appassionatamente, porteranno la scuola ancora più in basso. E' possibile continuare così? Chi ha portato la scuola a questo punto? Non mi dite che è un mistero. Mancanza di soldi o di volontà? Vogliamo continuare a sognare che un qualsiasi liderino ci salvi da questo declino? Affrettiamoci, non sia che l'esperimento in corso in Svizzera ci liberi anche da questa preoccupazione.
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15 marzo 2008
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