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contributo inviato da pvincenzo il 28 agosto 2008

 Esame di Storia contemporanea, prof. R. Romanelli - scienze umanistiche La Sapienza

di Vincenzo Pasculli

Un sistema internazionale, nella realtà, non esiste. Non vi è un’entità unitaria. E non vi sono norma e istituti comuni che inglobino l’insieme delle relazioni tra stati e le regolamentano in un solo sistema.
Il sistema politico internazionale non è una realtà, ma uno strumento per studiarla.

Il concetto di sistema internazionale serve per identificare lo spazio e gli assi lungo i quali quei mutamenti hanno luogo. In particolare ci serve per evidenziare le concezioni che i principali attori hanno della vita internazionale, e quindi il tipo di ordine cui essi ambiscono e da cui si sentono condizionati.

Le varie trasformazioni del sistema internazionale nel Novecento sono: a) il crollo di un sistema che si basava su relazione intraeuropee; b) emergere di altre potenze con le loro concezione di relazioni internazionali; c) conflitti e soluzioni che a cui queste differenze hanno dato vita; d) trasformazioni economiche, sociali, tecnologiche e culturali che hanno rivoluzionato il concetto di relazione internazionale.

Dopo Napoleone il sistema internazionale aveva conosciuto un relativo equilibrio. Si basava sulla costante rinegoziazione di termini reciprocamente accettabili da parte delle cancellerie delle maggiori potenze e contemplava due principi base: a) equilibrio di potenza, cioè il controbilamciamento delle potenze all’emergere di un'unica potenza egemone; b) certa comunanza d’interesse e di idee tra le principali monarchie per contrastare la minaccia rivoluzionaria.

Nel frattempo s’imponeva la cultura, la geografia e la politica della nazione: nuove nazioni si formano, Germania e Italia, o si potenziano come stato centrale come gli Stati Uniti d’America.

La forma dello stato-nazione ascendeva a paradigma dell’organizzazione politico-economica e dell’identità socioculturale.

Sul piano geopolitico s’imponeva, dal 1870, la Germania, sul piano politico i primi tentativi di democrazia elettorale, introduceva nella politica quei fattori di irrigidimento antagonista che sfociò nel nazionalismo di massa da parte di élites politiche e sociale volte a consolidare e legittimare il potere acquisito, molte volte con la forza.

La progressiva integrazione dei mercati internazionali era controbilanciata da misure protezionistiche che finalizzavano l’espansione dei commerci, non tanto per la prosperità dell’individuo, ma per l’accrescimento della potenza nazionale.

Si alimentava un circuito chiuso, dove le rivalità economiche si intrecciavano con quelle politico-militare in una concezione sempre più antagonista delle relazioni internazionali.

Sul finire del secolo importanti poli militari e industriali emergevano accanto la forte, ma stanca Europa, gli USA e il Giappone.

Il sistema industriale, finanziario, sociale, culturale, politico e militare andava così in una via che tralasciava l’Europa e abbracciava l’intero globo.

1) Trasformazione e crisi del sistema europeo

Alla fine dell’ottocento il sistema europeo dell’equilibrio di potenza divenne sempre meno capace di contenere le tensioni tra i principali stati del continente e incarnarle verso soluzioni negoziate.

L’ascesa della potenza tedesca al centro dell’Europa rendeva obsoleti gli schemi precedenti. La corsa agli imperi divenne metafora della capacità di imporsi in un agone mondiale tra “civiltà” che si immaginavano in un processo di selezione naturale a danno dei più deboli(applicazione del darwinismo nella politica internazionale, nel colonialismo dell’Africa e dell’Asia). La competizione economica fu interpretata come contesa interstatuale per la costruzione di una potenza industriale e militare. I tanti fattori di rivalità si alimentavano a vicenda e furono letti dalla cultura nazionalistica del tempo come sintomi di un ineluttabile antagonismo, che si manifestò nella contrapposizione sempre più rigida tra due blocchi di alleanze rivali impegnate in un frenetico riarmo.

L’esplosione della guerra nel 1914 apriva una nuova era: l’equilibrio di potenza si era rovesciato in un conflitto illimitato che bruciava ogni possibilità di ricostruire un ordine europeo concordato e portava alla ribalta novi protagonisti, primi fra tutti gli Stati Uniti. Nel conflitto 19414-18 moriva anche l’idea di un sistema internazionale definito dalla geografia e dalla cultura delle nazioni europee.

2) La prima guerra mondiale e il suo lascito

La Grande Guerra segnò un momento di passaggio epocale: iniziata intorno a tensioni intraeuropee, raggiungeva una dimensione mondiale e trovava soluzioni solo in seguito all’intervento di un nuovo attore extraeuropeo, gli Stati Uniti. Da protagonista assoluta di un sistema di equilibrio di potenza che in passato era stato relativamente efficace, l’Europa era divenuta epicentro di crisi e instabilità internazionale. La discussione sul carattere della pace da costruire dopo il 1918 fu segnata dalla prepotente ascesa di un nuovo pensiero internazionalista, articolato dal presidente americano Woodrow Wilson, che predicava un’interdipendenza organizzata in chiave democratica e liberista. La rivoluzione bolscevica agitava invece lo spettro di una rottura sia dei meccanismi del mercato internazionale che del dominio delle metropoli imperiali sui popoli colonizzati. I compromessi e le tensioni tra i diversi attori del sistema internazionale portarono a soluzioni contraddittorie che fondarono la pace su basi precarie, senza che fossero definite norme e istituzioni capaci di governare e stemperare le fonti di conflitto. Il tramonto di un’epoca non era ancora accompagnato dal sorgere di un nuovo sistema pienamente articolato e coerente, e con il sopraggiungere di una devastante crisi economica, nel 1929, l’esitante equilibrio raggiunto negli anni venti iniziò a sgretolarsi(il new deal americano, o la chiusura protezionistica del Commonwealth britannico). La stabulazione postbellica dovette affrontare tre questioni: a) le riparazioni economiche che l’Intesa esigeva dalle potenze sconfitte, anche per ripagare i loro debiti con gli USA. La Germania non poteva pagare il ingente somma, e subì l’occupazione della Ruhr da parte della Francia. Il piano Dawes nel 1924, si rateizzava la riparazione legandola alla capacità dell’economia della Germania e sostenuta da investimenti e crediti USA, cosicché si generò un circuito di pagamenti tra paesi sconfitti e i l’Intesa, e tra l’Intesa e il suo creditore, gli Stati Uniti. b) i rapporti tra Francia e Germania che con il trattato di Locarno trovano una parziale sistemazione; la Germania riconosceva i confini fissati a Versailles e apriva il suo ingresso nella Società delle Nazioni, 1926; c)il terzo problema era quello del disarmo, si era imposto alla Germania di non produrre armi offensive e di ridurre l’esercito a 100.000 uomini, negli anni venti si ebbe un incremento della spesa militare tedesca in funzione antifrancese chiedendo la parità con la Francia. Un altro problema del disarmo, portò alla firma di trattati tra USA e GB tra il 1921-22, portando alla parità la forza navale.

Negli anni venti gli USA, praticano un internazionalismo indipendente di natura finanziaria, commerciale ed economica, la consapevolezza della loro potenza, portano la nuova potenza ad un approccio unilaterale ai problemi globali, assumendo il ruolo di attiva guida politica della comunità internazionale immaginato da Wilson.

Quando la crisi del 1929 fece venire meno la linfa dell’economia europea, per il brusco ritiro dei capitali americani e la contrattazione dei mercati internazionali, le tensioni sociali e politiche dell’Europa si riaccesero e le risposte che i governi diedero, in Italia col fascismo e Germania con il nazismo, lacerarono il fragile tessuto di interdipendenza e collaborazione diplomatica, riaprendo la strada alla politica di potenza in una nuova dimensione ben più ideologizzata, radicale e distruttiva.

3) Dalla depressione alla guerra

Di fronte alla crisi economica la parziale interdipendenza costruita negli anni venti recedette rapidamente fino a scomparire. Il diffondersi della povertà e dell’instabilità politico-sociale erodeva la legittimità dell’ordinamento internazionale liberista, suscitava generali risposte protezionistiche e alimentava progetti nazionalistici che presto assunsero caratteri aggressivi. Il crollo del sistema internazionale si estese dalla sfera economica a quella ideologica e strategica.

I sistemi totalitaristici e militaristi, Italia, Germania e URSS, che esaltavano la potenza dello stato, riorganizzano le loro economie in funzione della guerra e sfidano apertamente la Società delle nazioni e le sue esili dottrine di sicurezza collettiva. A difendere l’ordine di Versailles rimasero solo democrazie indebolite ed esitanti, Francia e Gran Bretagna, che scontavano la lontananza degli USA e l’Europa e che riuscirono a collaborare per la sicurezza comune insieme con il comunismo sovietico.

La guerra scatenata da Hitler, 1 settembre 1939 con l’attacco alla Polonia, avviava il più devastante conflitto della storia ed eliminava ogni residua possibilità di un sistema autoregolato dell’Europa. Con l’estensione del conflitto in Asia e nel Pacifico sorgevano le premesse di un bipolarismo ideologico e strategico che collocava i cardini di un nuovo sistema internazionale in Russia e in America.

4) L’architettura della Guerra Fredda

La seconda guerra mondiale comportò una drastica ridistribuzione delle risorse di potenza e fece emergere due indiscussi protagonisti, gli USA e l’URSS. Essi incarnavano due modelli ideologici e sociali contrapposti, avevano interessi geopolitici difficilmente conciliabili, e le loro diverse visioni del mondo, per molti versi incompatibili, resero gradualmente impossibile ogni collaborazione.

Tra il 1945 e il 1947 USA e URSS passarono dall’alleanza antinazista a un’aperta rivalità che congelò la divisione dell’Europa in due blocchi antagonistici impegnati in un conflitto ideologico e geopolitico che si fermò solo sulla soglia dello scontro militare: la guerra fredda. Questo bipolarismo era tuttavia asimmetrico, perché le risorse militari, economiche, politiche e culturali dei due antagonisti erano profondamente diverse e ciò determinò sia i peculiari caratteri del sistema della guerra fredda sia la sua rapida estensione anche a talune regioni extraeuropee.

L’ordine bipolare sorto intorno alla riorganizzazione dell’Europa postbellica fu costantemente ridefinito dai riflessi delle tensioni che emergevano in altri continenti e dalle complesse dinamiche di riarmo perseguite dalle due superpotenze.

5) Equilibrio del terrore e distensione

Il sistema bipolare dominò la scena internazionale e le sue tensioni si estesero in diverse aree, tuttavia esso non arrivò mai a inglobare, e ancor meno a controllare pienamente, le trasformazioni in atto negli altri continenti. Il processo di decolonizzazione(1946 Siria e Libano dalla Francia, 1947 India, Pakistan Sri Lanka 1948 Palestina dalla Gran Bretagna e sempre nel 1948 la nascita di Israele), con l’affermarsi di nuove nazioni, alla ricerca di autonome vie di sviluppo(nascita dell’OPEC anni’70), fece sorgere altri protagonisti della vita internazionale, oltre all’Est e all’Ovest anche un Terzo Mondo. Questo propugnò il non allineamento per proporsi come alternativa all’antagonismo bipolare, ma non riuscì mai ad esserlo davvero: al contrario, diverse sue zone furono direttamente coinvolte nella tensione tra Est e Ovest che esplicò proprio fuori dall’Europa i suoi più aspri conflitti. L’esistenza stessa di nuovi attori in un’economia mondiale in espansione mostrò quando il bipolarismo fosse lontano dall’includere, e tanto meno esaurire, l’intero scenario mondiale, in cui sorgevano nuovi poli di ricchezza e influenza. Per questo le due superpotenze dopo una lunga e pericolosa moltiplicazione degli armamenti nucleari, giunsero nei primi anni settanta a tentare di regolamentare le proprie relazioni, ridefinendole in chiave meno univocamente ostile.

6) Crisi dell’URSS e fine della Guerra Fredda

La distensione sembrò rendere possibile il superamento della guerra fredda, sostituita da una convivenza bipolare regolata e duratura. Ma i motivi di rivalità tra le superpotenze erano ancora forti e riemersero presto, affossando lo spirito della distensione. Inoltre, le trasformazioni dell’economia mondiale e della vita internazionale erano ben più profonde e portentose di quanto apparisse alla metà degli anni settanta. Nell’arco di un decennio i loro effetti, intrecciati all’insostenibile decadimento interno del regime sovietico, portarono l’URSS a riconsiderare integralmente le proprie strategie internazionali e ad abdicare dal proprio ruolo imperiale.

Tra il 1989 e il 1991 il potere sovietico scompariva dall’Europa orientale, al divisione dell’Europa veniva superata, le due Germanie erano riunificate nella NATO e la stessa URSS si dissolveva: la guerra fredda era un’epoca storica ormai conclusa. Al bipolarismo subentrava un’incerta ridefinizione di un nuovo sistema internazionale che doveva contemperare un più esteso multipolarismo economico con un inedito unipolarismo strategico centrato sull’ineguagliata superiorità degli USA.

Bibliografia

Federico Romero - Storia Internazionale del Novecento - Le Bussole Carocci

 

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