.
contributo inviato da stefano menichini il 19 agosto 2008
La cosa migliore sarebbe che non si aprisse alcun conflitto, fra Sergio Chiamparino e il Pd torinese, ma lo stesso discorso vale a Bologna, a Firenze, a Milano, dappertutto. Prima di innescare polemiche, i dirigenti democratici dovrebbero ricordare la condizione di difficoltà di cui l’intero partito soffre, agli occhi dell’opinione pubblica.
Visto però che il conflitto è ineliminabile, e che magari al Pd farebbe anche bene chiarirsi le idee una volta per tutte, la forza delle ragioni e della posizione di Chiamparino, e di altri che si trovano in situazioni analoghe appare incomparabile con quella dei dirigenti di partito, per quanto questi ultimi possano essere stati selezionati dalle primarie interne.
Nei grandi partiti, non solo progressisti, chi ha vinto importanti elezioni amministrative, governa col consenso popolare e si è distinto per il proprio lavoro è sempre – di fatto o di diritto – il leader sul proprio territorio. È il volto del partito davanti a una platea molto più ampia di quella degli iscritti. Vale per Chiamparino come per Galan o Alemanno a destra, piacciano o no. Dalle rispettive parti andrebbero difesi e sostenuti, non contrastati, almeno fino a quando qualcuno non penserà di poter fare meglio di loro davanti all’intero corpo elettorale.

(da Europa)
TAG:  CHIAMPARINO  COFFERATI  ALEMANNO  GALAN  PARTITO DEMOCRATICO 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
8 marzo 2008
attivita' nel PDnetwork