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contributo inviato da mariolanfranco il 18 agosto 2008

“Otto milioni di baionette” era la minacciosa e, al tempo stesso, limitata immagine della potenza bellica del regime fascista.
E’ così difficile paragonare la società di oggi con quella di settanta anni fa.
 
Vorrei quindi pensare che un ritorno del fascismo tout court o anche “in altre forme” in Italia sia impossibile, così come il ritorno della monarchia o dei venditori di ghiaccio, come della Balilla o del ciclismo senza doping.
Certamente una buona parte della destra italiana ha vissuto gli anni 50’, 60’ e 70’ nella “nostalgia” e nell’attesa della “Ora X” con il conseguente avvento di improbabili “regimi dei colonnelli”.
Una destra che, fino al Congresso di Fiuggi (1995), si è tenuta lontana dalla ricerca dell’allargamento del consenso elettorale attraverso il rinnovamento liberista o radical-liberale.
Una destra quindi che ha delle radici profondamente diverse da quelle della destra francese, inglese o statunitense.
E’ una destra, quella italiana, che è ancora oggi affascinata dagli elementi tipici della destra populista ed autoritaria:
- Il controllo della comunicazione : la scelta di occupare tre quarti della comunicazione radiotelevisiva è un aspetto, ma è l’uso che ne fa che la distingue. Non le è solamente utile per esprimere un pensiero unico, ma soprattutto per disinformare, per proporre un’immagine di Paese spensierato con ore e ore di reality e di tv spazzatura, nel proporre una certa immagine di donna e trasmettere telegiornali teleguidati. Anche la carta stampata ha il suo peso, non solamente attraverso i quotidiani (peraltro poco letti in Italia), ma soprattutto attraverso i rotocalchi settimanali che ci affidano a “veline e palestrati”.
- Le grandi opere: la necessità di “affidarsi a Sua Maestà il piccone” per evidenziare la forza di plasmazione del Paese e la dimostrazione di una potenza fallica del vertice esecutivo
- Il decisionismo: prendere delle decisioni comunque, anche in modo avventato, o peggio sbagliate, e mascherarle da decisionismo.
- "fare ordine" e rendere il Paese più efficiente: eliminare leggi, cacciare i clandestini, il tormentone dei “fannulloni” del Ministro Brunetta, le tre “I”, mietere il grano e spazzare le strade.
- L’uso dell’esercito per risolvere i problemi: i militari in Georgia, a presidiare le discariche, a controllare i parchi, a verificare gli elmetti nei cantieri: con i militari si fa tutto e si risolve tutto
- L’insofferenza per una magistratura autonoma: non c'è più nulla da dire su questo argomento.
- L’insofferenza per le “perdite di tempo”: ridurre i passaggi nei consigli e in Parlamento, ridurre i tempi di discussione.
Un esempio reale:
Giovanni Boccia, presidente del Consiglio comunale di Asti (Forza Italia), intende “ottimizzare” i tempi delle sedute consiliari: «tagli» sulla durata degli interventi (dagli attuali 15 minuti a 10) e delle repliche (da 10 a 5 minuti), sulle dichiarazioni di voto (da 5 a 3) e sul tempo di attesa per iniziare il Consiglio. Non solo: il presidente vorrebbe anche ridurre il numero legale di consiglieri utile per poter aprire il Consiglio, passando da 20 a 14, «ma solo per l’ora delle interrogazioni» precisa.

Ma dico perché 14 quando ne basta 1?

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commenti a questo articolo 2
commento di ioloso inviato il 18 agosto 2008
8 milioni di tette?

Hai ragione , non è possibile essere ritornati a 70 anni fa, ce ne saremmo accorti. Non siamo così fessi da non capire se siamo in democrazia o in dittatura.

Se ti può consolare, prima delle elezioni un taxista genovese ,al quale avevo esposto il mio timore di un ritorno alla dittatura, mi ha risposto: “non sarebbe come quella, ma una dittatura più morbida”. Mi domando e dico “cosa vuol dire morbida, o sei in dittatura o non ci sei”!

Intanto ci hanno messo i militari nelle città, si chiama: MILITARIZZAZIONE. Tenendo conto che il militare lo fai volontariamente, mi domando e dico “chissà che idee hanno sulla democrazia”

La polizia e non solo, meglio specificare: le forze dell’ordine. Non hanno rispetto nei confronti dei cittadini, forse credono di essere veri uomini, mi domando e dico “se viene a mancare il rapporto di fiducia tra noi e loro, non è nostro diritto licenziarli?”

Stanno organizzando il lavoro pubblico in modo e maniera da favorire: non chi lavora, come raccontano, ma chi la pensa come loro e quindi avere il potere assoluto. Mi domando e dico “arriveremo alla guerra civile?” Mi rispondo: no siamo un popolo tranquillo, bastano le telenovela e un’ informazione fasulla per essere contenti, magari anche un paio di culetti ….

Battute a parte, la guerra civile no! Ma svegliarci e in fretta SI.
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mariolanfranco
Villanova d'Asti
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11 febbraio 2008
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