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contributo inviato da LMarchesiniBlog il 10 agosto 2008

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

(Fabrizio De Andrè, Canzone del Maggio, 1973)

Oggi, su “La Repubblica”, Ilvo Diamanti, nella sua “mappa” domenicale che ci aiuta a capire meglio i fenomeni sociali emergenti, scrive di sicurezza, di paura. Di ciò che ci fa paura (la criminalità, magari soprattutto quella degli stranieri) e di ciò a cui, invece, facciamo meno attenzione ma che ci dovrebbe preoccupare di più.

“Siamo una società insicura, tanto abituata a sentirsi tale da non farci neppure caso. Insicura per default. Abbiamo molte paure che tracimano in un unico bacino, nel quale si deposita un sentimento inquieto. Una paura di fondo. Che ci accompagna dovunque. Non ci lascia mai soli. Anche se non ne siamo consapevoli. Eppure non tutte le paure sono uguali, hanno la stessa dignità, la stessa audience e la stessa evidenza mediatica. Il medesimo impatto politico. Quando si parla di "paura", per esempio, oggi pensiamo immediatamente all'incolumità personale. E quando pensiamo alla incolumità personale pensiamo immediatamente alla criminalità, comune ed eccezionale, che ci minaccia dovunque. Da vicino. Noi, i nostri cari, le nostre abitazioni. Ladri, aggressori, violentatori, rapinatori, pedofili. Perlopiù, stranieri, immigrati e zingari. Gli "altri" per definizione. …. Per questo gran parte degli italiani guarda con favore all'impiego sul territorio di esercito, polizia, ronde padane e democratiche. Tutto quanto renda "visibile" la sorveglianza sulla nostra incolumità. Sulla nostra sicurezza. A prescindere dall'efficacia che realmente sono in grado di garantire.

Preoccupano di meno, invece, altri rischi che incombono sulla nostra vita. E sulla nostra morte. Gli infortuni sul lavoro. Gli incidenti che avvengono sulla strada. Per non parlare di quelli domestici. I quali avvengono, cioè, tra le mura delle nostre abitazioni. Eventi tragici che ricevono, perlopiù, evidenza minore sui media. Salvo che in situazioni molto particolari. ..”

Cerco di aggiungere alcuni scarni (e drammatici) numeri, dati statistici per supportare il ragionamento di Diamanti. Forse nessuno di noi, quando partecipa al dibattito sulla sicurezza (o, meglio, sulla insicurezza, sulla paura) nelle nostre città, ha presente tutti insieme questi dati. Ma invece bisogna partire da qui, altrimenti, come in ogni altro campo della realtà, se non c’è verità, se non c’è consapevolezza vera, non potremo mai avvicinarci alla soluzione.

Morti bianche (per incidenti sul lavoro)       1170 (dato 2007, Francia: 593)

Morti per incidenti stradali                         5669 (dato 2006, Francia: 4709)

Omicidi                                                     663 (dato 2006, Francia: 879)

Morti per alcoolismo                                24000 (17000 uomini, 7000 donne)

Morti per incidenti domestici                       8000 (2650 uomini, 5350 donne)

Morti per droga                                           589 (2007)

Suicidi                                                      3200 (2400 uomini, 800 donne)

Casi di abusi sui minori                            10500 (stima Censis, 90% avviene in         famiglia)

Stupri                                                       4578 (dati Human Rights per 2006,

                                                   70% per opera del partner o persona conosciuta,

                                                   solo il 10% sono compiuti da stranieri)

Poi, certo, vi sono tanti altri reati: scippi, borseggi, furti di auto, furti in appartamento, rapine. Soprattutto vi sono le mafie, di cui si parla sempre meno, che contendono il controllo economico, sociale allo Stato in almeno 4 regioni italiane.

Nessuno vuole sottovalutare qualsiasi tipo di reato. Ma i numeri sopra elencati dicono molto su ciò che noi percepiamo spesso, e quali sono le cose davvero gravissime che minano la sicurezza delle persone, diritto principale della Costituzione per la salvaguardia della vita e della dignità di ogni persona.

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