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contributo inviato da corradoinblog il 29 luglio 2008
Mi rendo conto di aver scritto ormai vari post "in difesa dei fannulloni". Mi sono chiesto io stesso perché, e ho capito che l'ho fatto per istinto, ma che l'istinto mi ha portato nella direzione giusta.

L'ho fatto per istinto, per la mia tendenza a dubitare delle idee troppo conformi alla norma, dei discorsi troppo universalmente approvati da tutti. Come il discorso sulla cronica inefficienza della Pubblica Amministrazione e sulla sua causa principale: appunto, i fannulloni.

Ma la ragione vera e profonda per la quale questo attacco ai dipendenti statali è un triste segnale di tempi bui, non sta nel merito della questione. Nel merito della questione, infatti, come sempre, c'è ovviamente del vero. E' vero che ci sono statali fannulloni, è vero che lo stato è inefficiente, è perfino vero che il precedente governo non ha avuto il fegato di fare qualcosa di serio in merito e, soprattutto, è certamente vero che la grandissima parte dei sindacati e dei sindacalisti del pubblico impiego portano una grande responsabilità nell'aver sistematicamente protetto i "fannulloni" e sguazzato in una normativa barocca oltre che inutilmente vincolistica. E' vero, quindi, che qualcosa bisognava urgentemente fare, anche se ovviamente sul cosa fare continuo a pensare, con Alberto, che sarebbero ben più efficaci altre cose.

Il fatto, però, è che chi attacca i dipendenti statali lo fa non perché gli interessi qualcosa del merito della questione, ma semplicemente per fomentare l'odio, per costruire l'ennesimo capro espiatorio. Ormai la tecnica è sistematica: si individua un nemico contro cui eccitare l'odio popolare, e lo si usa per concentrare l'attenzione mediatica e costruire una realtà virtuale che, a sua volta, generi consenso per decisioni più o meno drastiche e semplificatorie. In rapida successione, i rom, gli extracomunitari, gli insegnanti meridionali, gli statali.

Ogni volta, il capro espiatorio è un'intera categoria, dove diventa impossibile distinguere tra buoni e cattivi, dove la responsabilità personale viene abolita e conta solo la supposta responsabilità globale dell'intero gruppo.
E, di nemico in nemico, si costruisce una civiltà di grupposcoli, corporazioni che si odiano, gente che si guarda in cagnesco, e che trova solo nell'identificazione col capo che "lui sì che è in grado di fare e decidere", l'unico momento unificante.

Ecco, non mi riesce di prendere sottogamba questa mutazione del comportamento comune, per la quale chiunque si sente in diritto di inveire ferocemente contro il proprio "nemico," dipendente pubblico o rom che sia. Basta salire su un taxi e scambiare quattro chiacchiere col tassista, o guardare le prime pagine di Libero e del Giornale. Il tassista medio pratica l'odio, sicuro di poterlo fare perchè lo spirito del tempo rappresentato benissimo dalle due sullodate testate, gli dice che è tempo di odiare.

PS: leggete questo post di Francesco e anche questo di Eli, per favore.
TAG:  ODIO  FANNULLONI  STATALI 

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