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contributo inviato da Andrea Cavaletto il 17 luglio 2008



Nell'editoriale dell'ultima uscita della "Gazzetta del Canavese" il direttore Mario Damasio
, persona di cui ho stima e la cui qualità professionale ho avuto modo di riconoscergli di persona più volte, affronta un'annosa questione, quella dell'assurdo ed eccessivo campanilismo che anima ogni centro del nostro territorio ed impedisce un'identità comune, una visione comune delle issues Canavesane, una politica territoriale razionale ed una valorizzazione del patrimonio culturale, naturale ed artistico disseminato per il Canavese.

Mi sento di sottoscrivere in pieno questo suo sfogo, sperando che induca qualcuno a riflettere, in primis una politica che nelle questioni interne utilizza come valori assoluti le appartenenze al campanile, creando ulteriori divisioni e confusioni sotto l'ombra dello stesso simbolo e, si presume, degli stessi obiettivi e valori, dimenticando i ragionamenti organici.

«Sogno un Canavese diverso, un Canavese che non c’è – scrive Damasio -. Un Canavese con una sensibilità che non vedo.

Sogno un Canavese che definisca una volta per tutte i suoi confini e che li condivida. Un Canavese che capisca se si deve fermare a Caluso, spingersi a Chivasso, avere il proprio confine, a sud, a San Benigno e Lombardore, oppure a Leinì e Volpiano. Un Canavese che la smetta di dividersi in Alto, Basso ed Eporediese, ma che si consideri un tutt’uno e cominci a conoscersi e poi a dialogare. Sogno di vedere un amministratore di Castellamonte, Cuorgnè e Rivarolo conoscere la festa di San Savino o il Carnevale ed uno di Ivrea che si spinga a visitare la Mostra della Ceramica di Castellamonte e che sappia che esistono comuni che si chiamano San Ponso, Pertusio e Canischio.

Sogno un Canavese che dialoghi di più e, così facendo, dia l’esempio ai propri cittadini. Un Canavese che si visiti, che conosca la sua storia, le sue vallate».

TAG:  CANAVESE  DAMASIO  GAZZETTA  CAMPANILISMO  EPOREDIESE  ALTO CANAVESE 

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