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contributo inviato da Michele.Brugnatti il 16 luglio 2008
Come conciliare l'aumento di consumo di energia con la salvaguardia di salute e ambiente.
Ne parliamo con l'On. Vittorio Prodi, Europarlamentare e Vice Presidente Commissione Europea cambiamenti climatici e Sergio Golinelli, Assessore della Provincia di Ferrara per l'Ambiente, l'Agenda 21 e locale.

Introduce Nicola Prodi.

È necessario un cambiamento. A quel scopo? Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

VITTORIO PRODI: molto importante è questa materia. Ci troviamo davanti a cambiamenti epocali. Siamo in una società basata su due ipotesi che si sono rivelate false.

1) Le risorse naturali sono illimitate;

2) Sono illimitate le capacità della Terra di rendere i nostri rifiuti e di metabolizzarli.

Noi siamo davanti ad una scarsità potenziale di risorse. Il prezzo del petrolio riflette questo. Dicono “siamo a corto perché non abbiamo investito, se si va a grattare…. Non giriamoci intorno e non nascondiamoci dietro un dito: è in vista una scarsità di petrolio a cui seguirà quella del metano e del carbone. Questo si allaccia al problema del caro petrolio: non possiamo pensare che tutto debba rimanere così com’è, che ciò che accade sia normale. Il prezzo del petrolio è già 1000 dollari alla tonnellata. Dunque, non si può considerare un affare normale. Dobbiamo capire come uscire dal petrolio e dalle altre fonti fossili. Se continuiamo a dipendere così tanto dal petrolio, saremo in balia della dipendenza politica dei paesi produttori, importeremo inflazione, esporteremo valuta, che invece dobbiamo impegnare qua, per la modernizzazione dello Stato Italiano.

La prima cosa sulla quale lavorare è l’energia: dobbiamo risparmiare, diversificare, andare verso le fonti rinnovabili (questo è possibile): in una sola ora il sole cede alla terra tutto ciò che il genere umano consuma in un anno. Si può fare: ma dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini. Purtroppo, noi, in Italia, siamo rimasti indietro: e il debito pubblico così grosso è stato un freno agli investimenti in questa direzione. La Germania, invece, come Spagna e Danimarca si è messa avanti nell’eolico. Già esistono turbine che hanno la potenza di 5-6 MW. Esse sono già in commercio. Anche in Italia dobbiamo muoverci,come hanno fatto altri. È possibile impiantare impianti eolici anche in mare aperto. Poi c’è il solare: ormai, la capacità attuale del fotovoltaico ha delle strettoie perché non c’è abbastanza cilicio. Ma la capacità produttiva è di 20 GW (pari a 20 centrali nucleari all’anno). Dunque, la potenza dei pannelli fotovoltaici cresce sempre più: diminuiscono i prezzi e aumenta la potenzialità. Io considero importanti le centrali solari a concentrazione, e con tecniche termodinamiche che sfruttino il calore di scarto. Pensate: se noi prendiamo un quadrato di 200 km di lato, le centrali solari di quel tipo, su tutta quella superficie, possono dare energia all’intero pianeta. Qui da noi, non abbiamo tanta superficie, ma abbiamo anche tante altre possibilità. IO sto insistendo molto sulla biomassa per garantire l’equilibrio della terra arabile fra colture alimentari ed energetiche. I residui potrebbero essere convertiti (non bruciati) e usati per produrre energia. E possiamo pagare la metà, rispetto a quanto paghiamo oggi per il petrolio. Li mettiamo nella rete gas e possiamo anche fare una co-generazione distribuita: si produce elettricità e si sfrutta il calore che, altrimenti verrebbe buttato via. Possiamo arrivare a produrre elettricità anche a livello condominiale, utilizzando il calore di scarto. Tutto questo è possibile: dobbiamo capire come impostare dei programmi d’urto su questo. Il tempo a disposizione non è tanto: si parla di recessione e dobbiamo contrastarla. Io chiedo un programma d’urto per le rinnovabili. La biomassa rende possibile anche programmi di manutenzione del territorio, importanti anche per fronteggiare il cambiamento climatico.

Dobbiamo capire come concentrare tutte le risorse per lo sviluppo di queste energie. Dobbiamo affrontare questo problema assieme e assieme ce la possiamo fare. Dobbiamo diminuire il più presto possibile l’uso delle fonti fossili: l’anidride carbonica presente nell’atmosfera ha già causato dei cambiamenti climatici e ne causerà di ancora più forti. L’UE ha fatto una proposta di disciplina circa le emissioni gas che hanno l’effetto serra. Questo è assolutamente necessario.

IO mi adopero perché si arrivi alla determinazione di trovare assieme un consenso globale, che significa, cambiamento globale delle relazioni con tutti i Paesi. S deve arrivare alla conclusione che il conflitto non paga. Questo deve essere lo spartiacque fra pace e guerra.

Prodi Nicola: Come si leggono queste realtà? Quali prospettive abbiamo?

ASS. GOLINELLI: già dagli anni ’60 si è cominciato a ragionare sul limite delle fonti fossili. “Viviamo in un mondo finito: è possibile una crescita senza limiti?” Gli scenari che si prospettavano allora stanno già avverandosi adesso. Ma esse cozzavano con la nostra idea: sviluppo è progresso, i consumi dovevano aumentare… questo aveva anche a che vedere con le strategie politiche. Chi immaginava un mondo più giusto, immaginava che la distribuzione migliore della ricchezza si dovesse aver solo se si produceva più ricchezza.

Che ci siano dei limiti allo sviluppo è evidente. I segnali che vediamo non possono essere ignorati. Siamo davanti a tre crisi:

1) Crisi alimentare: il consumo di generi alimentari di base supera la produzione, già da tre anni. È una crisi a carattere strutturale a livello globale. Questo spiega gli altissimi prezzi di grano, mais… E il voler produrre combustibili con i generi alimentari peggiora solo la situazione.

2) Il prezzo del petrolio cresce perché il bene diventa sempre più scarso. Stiamo passano in un periodo in cui l’energia non sarà più a basso costo e non l’avremo più come la stiamo ricevendo adesso.

3) Crisi ambientale: il cambiamento climatico. È probabile che l’immissione atmosferica di anidride carbonica sia la causa principale di questo effetto serra.

Quindi, noi non potremo più vivere come abbiamo fatto finora. A mettere i bastoni fra le ruote a qualsiasi cambiamento che voglia evitare tensioni intra statali è la troppo diseguale distribuzione e uso di energia nel mondo.

Dobbiamo modificare dunque anche i rapporti internazionali, rapporti finora basati su una profonda ingiustizia. Allora che fare? La cosa principale è prendere coscienza di questo fatto e cambiare il modo di affrontare i problemi. Si discute molto di autostrade. Ma stiamo assistendo ad un calo dell’uso dell’automobile, causato a sua volta dall’aumento del prezzo della benzina. A Ferrara, è diminuita del 5-6% la circolazione automobilistica privata. Allora, ha senso continuare ad investire sulle strade? Da qui a pochissimo il problema non sarà più solo difendersi dall’impatto ambientare che provoca la circolazione automobilistica, ma anche cercare di permettere alla gente (soprattutto delle fasce più deboli) di spostarsi con qualunque mezzo, perché spostarsi è un diritto. Un amministratore deve fare suo questo dato.

Prodi Nicola: con che strumenti possiamo affrontare i problemi che abbiamo davanti? Ci può essere una mobilitazione culturale che ci dia un consenso di unità su questo?

GOLINELLI: ora come ora non ha senso una strategia che punti solo sulle risorse rinnovabili. Dobbiamo prima di tutto agire sul risparmio energetico. Bisogna ridurre la domanda di energia: ne consumiamo molta di più del necessario per una vita dignitosa. Bisogna inoltre, guardare le cose nel contesto e nello specifico. Infatti abbiamo preso un enorme abbaglio con i biocarburanti: essi sono una delle cause della crisi alimentare. E il nucleare non dà certezza di redditività: non a caso, nessun privato investe nel nucleare. Per avere centrali nucleari occorrono solo aiuti di stato. IN più c’è sempre il problema delle scorie, l’uranio è una fonte non rinnovabile… Insomma in qualche decina d’anni anche l’uranio si esaurirà. Dunque non vale la pena investire risorse in un sistema del passato.

L’accordo a livello mondiale è difficile. Oltretutto i Paesi emergenti consumano meno della media mondiale. Dobbiamo riconoscere che i Paesi ricchi hanno un debito ecologico nei confronti dei Paesi poveri: abbiamo esportato danni ambientali. Dobbiamo ridurre di 1/5 la produzione annuale di CO2.

Secondo me è possibile trovare unità. Intanto dicendo esattamente le cose come stanno. Dobbiamo parlare alla gente, prospettare loro la possibilità di un cambiamento profondo… Ma tale cambiamento va gestito, non subito. Gestirlo come? Lavorando sulle comunità: lavorando su un modello economico consono alla comunità locale. Riduciamo il più possibile le filiere produttive: compriamo i prodotti locali, nella stagione giusta… indurre gli effetti che occorrono a sganciare le comunità dalla dipendenza di un mercato globale che ha prodotto i suoi effetti, che vediamo quotidianamente. Su questo si può trovare un consenso. Si permette anche che le comunità locali si autotutelino.

VITTORIO PRODI: abbiamo costituito il PD perché ci troviamo di fronte a nuovi problemi. La necessità di capire e portare avanti il cambiamento, gestirlo è fondamentale. Una vecchia cultura, da sola, non è più adeguata.

Circa l’energia, sono convinto che ce la facciamo; ma per le altre risorse naturali non ci sono rifornimenti dall’esterno. Allora dobbiamo fare in modo che bastino per tutti.

Tutta la tecnologia, il risparmio, la diversificazione, il riciclo, sì, vanno fatti, ma non bastano. Dobbiamo capire anche come, culturalmente, creiamo l’apprezzamento per dei beni diversi che hanno a che fare con la qualità della vita. Dare a tutti un’informazione sufficiente è arrivare alla consapevolezza dell’informazione, che coinvolga tutti nelle decisioni della società. Una società che veramente coinvolga le persone, le relazioni. È un’attenzione che va creata.

Chi se non il PD può farsi carico di questo cambiamento? Di mettere la persona al centro, di guardare allo sviluppo (che è molto di più della crescita economica)? Il PD ha le culture sufficienti per guidare un processo di cambiamento così profondo come questo! Andiamo in questa direzione, allora! Arriveremo ad una civiltà di grado molto superiore, che avrà ridotto la pressione sulle risorse naturali e così esse basteranno a livello globale. Sarà molto difficile; ma dobbiamo provarci. Questo è lo spartiacque fra pace e guerra.
TAG:  AMBIENTE  CONSUMO  SVILUPPO SOSTENIBILE  ENERGIE RINNOVABILI  BIOMASSA 

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