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contributo inviato da rudyfc il 26 giugno 2008


Dall’avvento della cosiddetta “seconda repubblica”, il voto a Scicli ha fatto registrare due caratteristiche, che si sono mantenute pressoché costanti in tutte le tornate elettorali: la prevalenza delle liste di centrodestra nelle elezioni di tipo proporzionale (spesso invertita al maggioritario, con la preferenza rivolta ai candidati di centrosinistra) e la tendenza degli sciclitani a rivolgere la propria scelta verso personalità ritenute carismatiche, prima ancora che verso uno schieramento politico. Due tendenze che sono state confermate anche in occasione delle ultime elezioni comunali, anche se concentrate su due diversi schieramenti.

Le sette liste di centrodestra hanno ottenuto il 60 per cento dei voti, mille in più rispetto al candidato a sindaco collegato Giovanni Venticinque, che è riuscito per un soffio a superare la soglia del 50 per cento dei voti. La candidatura in grado di raccogliere maggior consenso personale è stata invece quella di Franco Susino, che nel panorama frammentato del centrosinistra si è imposto senza il sostegno di alcun partito e con due liste civiche non particolarmente forti alle spalle: la metà dei voti riportati da Susino è frutto del voto disgiunto o della scelta del solo candidato a sindaco.

È Susino, insomma, l’erede del filone carismatico della politica sciclitana, che ha visto prevalere personalità come Adolfo Padua, Bartolomeo Falla, Orazio Ragusa, indipendentemente dallo schieramento politico che li sosteneva e, talvolta, anche in aperto contrasto con questo. Dalla parte di Venticinque si pone invece la capacità di partiti, movimenti e liste civiche di centrodestra di rimontare una distanza storica nei confronti dello schieramento progressista della nostra città.

Lo schieramento che ha sostenuto Giovanni Venticinque ha avuto come forza trainante la moltiplicazione delle liste, che ha portato a una presenza capillare delle candidature in ogni quartiere, condominio, famiglia. L’esperienza politica, anche lo stesso interesse per l’attività pubblica a favore della città sono stati sacrificati a vantaggio del “particulare”: dal trasferimento di dipendenti pubblici, all’amico che ha bisogno di accreditarsi presso ambienti di “potere”. Una scelta legittima, che ha portato a una moltiplicazione di voti per le liste che non si è tradotta puntualmente, come si è già detto, in una scelta del candidato a sindaco collegato. E che ha penalizzato i partiti tradizionali: l’Udc torna ai livelli del 2003, quando ancora il ciclone Orazio non si era manifestato, mentre il Pdl passa dal 25% di Fi e An di cinque anni fa a un misero 7% attuale. La frammentazione si riproduce oggi anche all’interno del consiglio comunale, con ben sei gruppi di maggioranza, che non saranno facili da gestire per il nuovo sindaco, a meno di una riaggregazione attorno a pochi nuclei fondamentali.

Se il centrodestra è frammentato, il centrosinistra è spappolato. Il Partito democratico rimane sotto il 10%, mentre cinque anni fa Ds e Dl sommati giungevano al 23% e appena due mesi fa, nonostante il cattivo esito della tornata elettorale, il partito di Veltroni raggiungeva il 28% alle politiche e il 16 alle regionali (con due liste). Un disastro, provocato dall’isolamento voluto dai dirigenti del partito, legati alle aree cigiellina ed ex popolare, alle quali non a caso si ascrivono i due consiglieri eletti, insieme all’indipendente Caruso (di Sinistra democratica).

Dopo il parlamento, la sinistra massimalista scompare anche dal consiglio comunale di Scicli: il 3,2% raccolto non fa onore alla storia di queste formazioni nella nostra città, ma certo riflette il distacco che appare ormai definitivo dalla sensibilità degli sciclitani. Unica via d’uscita sembra essere la scommessa sui giovani, elettorato tradizionalmente vicino a Rifondazione: ma i “vecchi” dirigenti avranno l’umiltà di farsi da parte per lasciare alle nuove leve il rilancio dell’azione politica?

Il proliferare di candidature nel campo del centrosinistra è da imputare – a mio avviso – all’incapacità da parte del Pd di esercitare il proprio ruolo di leadership della coalizione. Si è perpetrata, piuttosto, l’ormai consueta tendenza all’autoconservazione delle classi dirigenti, volte a escludere eventuali contendenti fastidiosi piuttosto che ad arricchire la pluralità interna. Franco Susino ed Enzo Giannone sono figli di questa diaspora, ma lo sono soprattutto i numerosi elettori di area Democratica che hanno preferito votare le liste civiche piuttosto che il Pd e il candidato che proponeva. Oggi, è questa la scommessa che i dirigenti democrat si trovano di fronte: riuscire ad allargare le maglie del partito, aprirsi a nuove confluenze nella società senza preclusioni e senza porsi su un piedistallo, che le ultime elezioni hanno definitivamente distrutto. Oggi il Pd non può più essere considerato forza di maggioranza relativa del centrosinistra sciclitano.

Proprio il risultato positivo conseguito da Susino è forse l’ostacolo maggiore verso una ricomposizione dell’area riformista in città. È chiaro che chi ha battuto con le sole proprie forze il candidato sostenuto da tre partiti non accetterà di farsi fagocitare da uno di questi. Le basi per un confronto potranno porsi in consiglio comunale, magari giungendo progressivamente a una confederazione tra i gruppi di Pd e Patto per Scicli. Ma sarà soprattutto al di fuori delle stanze dei bottoni, nelle sezioni e tra la gente, che si dovrà lavorare per recuperare una proposta unitaria credibile, alternativa a quella individualista del centrodestra, divenuta ormai saldamente maggioritaria in città.

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