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contributo inviato da gabriela il 18 giugno 2008

Credo che non si debba cadere nel tranello del passato (vedi bicamerale) di farci logorare lentamente, ma che invece si debba dire a chiare note che il pd è disponibile al dialogo solo se si parla di riforme istituzionali e in modo costruttivo, senza fare sconti su leggi vergogna.

Bene quella che interpreto come una svolta di Veltroni in merito alle ultime vicende, non bisogna apparire morbidi o crucciati di fronte a tanta arroganza ma scegliere l’incisività della chiarezza della nostra posizione. Essere chiari ed incisivi su ciò che per il paese è bene e ciò che non lo è, su ciò che è etico ed accettabile e ciò che è fuori etica e non accettabile non significa che la nostra disponibilità a collaborare per le riforme venga meno bensì fissare i termini e le condizioni per un nostro contributo.

Sì le condizioni che in quanto possibili interlocutori di questa maggioranza mettiamo sul piatto della trattativa. E’ Berlusconi e la sua coalizione che si devono prendere la responsabilità di tornare ad un clima di scontro non noi.

Dobbiamo curare meglio l’immagine della nostra volontà politica. E per fare questo dobbiamo definirla in modo più “coraggioso” e trasparente. Un esempio per tutti l’aver ridotto l’ici ma non aver avuto il coraggio in campagna elettorale di proporre la sua eliminazione se questa era possibile, permettendo così alla destra di usare una leva che credo sia stata molto importante nel determinare il risultato elettorale. Mi sono chiesta il perché non lo abbiamo fatto, forse perché convinti che avremmo “tradito” la parte più debole della società ? forse perché ancora non abbiamo definito a sufficienza cosa il pd vogliamo che sia?

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