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contributo inviato da valeriopieroni il 11 giugno 2008
Non capisco il perché di queste inutili polemiche da parte di alcuni ex DS sulla collocazione europea del PD.

 

I Diessini, infatti, avevano già operato questa scelta nel loro ultimo congresso dello scorso anno, quando le 2 mozioni favorevoli all’ingresso del PSE – quella di Mussi e di Angius – furono sonoramente bocciate. Quindi ora che facciamo? Ci torniamo di nuovo su questo argomento? Ma facciamo i seri.

Il grosso problema del PD è uno solo ed è rappresentato proprio da quella parte della componente ex Ds che mostra di non riuscire a chiudere con il proprio passato, che non vuole perdere il suo elettorato e che allo stesso tempo non riesce ad aprirsi per collaborare al consolidamento di questo nostro partito riformatore.

Quindi, se il futuro Partito Democratico Italiano farà parte del PSE il mio voto non lo prenderà più, anche perchè ai miei occhi non sarà più un vero partito democratico. Non a caso gli stessi Democratici USA non hanno mai voluto far parte dell'Internazionale Socialista, quindi - se davvero si vuole fare un PD come quello - bisognerà per forza lasciare alle spalle questo tipo di tradizioni politiche.

 

Il nuovo partito non potrà essere confinato nel socialismo europeo, come un Partito Socialista qualunque. Ma dovrà farsi promotore di un processo di rinnovamento, dando vita, con il PSE e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze. Non a caso tutte le tradizionali famiglie politiche del centrosinistra europeo faticano oggi a trovare da sole risposte adeguate e il risultato di questa situazione è che sono tutte in crisi nei loro rispettivi Paesi.

E’ il momento di pensare ad un qualcosa che sappia conciliare finalmente liberalismo e socialismo. Un tempo, nella asprezza della lotta di classe novecentesca, questa unione era praticamente impossibile: la sintesi fra uguaglianza e libertà si presentava aspramente contraddetta dal carattere organico e totalitario che la nuova politica dei partiti massimalisti mostrava, e dalla difficoltà, che pareva insormontabile, per le istituzioni dello Stato liberale, di trovare un punto di equilibrio fra la propria neutralità e l'irrompere accelerato di masse e gruppi umani che chiedevano una “nuova giustizia”.

 

Oggi però è tutto diverso. Caduti questi miti - o conservati solamente nelle fantasie di antagonismi estremi e spesso infantili - il compito attuale diventa quello di ricercare al più presto quell'equilibrio fra queste due culture politiche del riformismo italiano, quella socialista e quella cattolica liberale, che in passato mai sono riuscite a diventare, insieme, una vera forza politica per le ragioni che ho esposto.

 

L’unico che per ora può riuscirci è solo il Partito Democratico. Vogliamo buttare all’aria pure questa irripetibile e preziosissima opportunità politica per dei patetici egoismi?

Ragioniamoci.
TAG:  PARTITO DEMOCRATICO  COLLOCAZIONE EUROPEA  PSE  CULTURE POLITICHE 

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commenti a questo articolo 80
commento di pvincenzo inviato il 14 giugno 2008
Con la crisi della sinistra c'è stata la crisi dello stato sociale e delle democrazie. Oggi il capitale traina la politica, e il profitto costringe alla povertà, vera e percepita milioni di lavoratori.
C'è bisogno di un nuovo socialismo, aperto ad altre culture politiche, forte e funzionale, in grado di trovare risposte ad un mondo che sempre più cambia, ma che vede gli "ultimi" sempre più ultimi.
Mi dispiace evidenziarlo, ma nel Novecento, altre culture come quella liberale(liberista) e cattolica, spesso si sono rivolti ai "primi" e chi già ha a anche, in seguito, continuato ad ottenere.
Si è creato in Italia, uno stato sociale di matrice democristiana, che ha dispensato cliente in cambio di voti, non creando competitività e ridistribuzione delle ricchezze, sia tra le classi e sia tra il nord e il sud del paese.
Oggi chi si richiama al liberal-socialismo(vicino al partito laburista) non può non vedere con fiducia l'approdo nel PSE, che di certo dovrà anch'esso maturare e cambiare linea e trategia.
Il nostro 33%elettorale, si formato da quel 18%(2006)DS, ma anche di quella fetta elettorale appartennente alla sinistra radicale e parte dei socialisti. Se la matematica non è opinione gli elettori di centro(liberali e cattolici) non mi sembra che arrivino neanche al 6-7%, visto che da quelle parti Dini e company sono emigradi in altri salotti, sintomo di come alcuni modi di far politica siamo prevalenti in certe culture politiche.Si traduce che il corpo elettore più importante è di matrice socialista.

Abbiamo bisogno di creare solidità, apertura e alternativa, ipotizzando che tipo di società vogliamo e non solo che tipo di governo creare, cercando di essere meno liquidi culturalmente, più uniti come militanti. Creando una nuova cultura politica insime e all'interno di un PSE nuovo e capace di cogliere le sfide della nuova Europa.
ciao Vincenzo

commento di pvincenzo inviato il 14 giugno 2008
Con la crisi della sinistra c'è stata la crisi dello stato sociale e delle democrazie. Oggi il capitale traina la politica, e il profitto costringe alla povertà, vera e percepita milioni di lavoratori.
C'è bisogno di un nuovo socialismo, aperto ad altre culture politiche, forte e funzionale, in grado di trovare risposte ad un mondo che sempre più cambia, ma che vede gli "ultimi" sempre più ultimi.
Mi dispiace evidenziarlo, ma nel Novecento, altre culture come quella liberale(liberista) e cattolica, spesso si sono rivolti ai "primi" e chi già ha a anche, in seguito, continuato ad ottenere.
Si è creato in Italia, uno stato sociale di matrice democristiana, che ha dispensato cliente in cambio di voti, non creando competitività e ridistribuzione delle ricchezze, sia tra le classi e sia tra il nord e il sud del paese.
Oggi chi si richiama al liberal-socialismo(vicino al partito laburista) non può non vedere con fiducia l'approdo nel PSE, che di certo dovrà anch'esso maturare e cambiare linea e trategia.
Il nostro 33%elettorale, si formato da quel 18%(2006)DS, ma anche di quella fetta elettorale appartennente alla sinistra radicale e parte dei socialisti. Se la matematica non è opinione gli elettori di centro(liberali e cattolici) non mi sembra che arrivino neanche al 6-7%, visto che da quelle parti Dini e company sono emigradi in altri salotti, sintomo di come alcuni modi di far politica siamo prevalenti in certe culture politiche.Si traduce che il corpo elettore più importante è di matrice socialista.

Abbiamo bisogno di creare solidità, apertura e alternativa, ipotizzando che tipo di società vogliamo e non solo che tipo di governo creare, cercando di essere meno liquidi culturalmente, più uniti come militanti. Creando una nuova cultura politica insime e all'interno di un PSE nuovo e capace di cogliere le sfide della nuova Europa.
ciao Vincenzo

commento di orizzontiliberali inviato il 13 giugno 2008
Dovrebbe federarsi col PSE, rimanendo quindi un soggetto distinto da esso, ed insieme intraprendere un cammino di cambiamento.
commento di antonella66 inviato il 13 giugno 2008
Il "MAI nel PSE" mi pare troppo tranchant! All'ultimo congresso dei DS, le mozioni Angius e Mussi prevedevano un'adesione incondizionata al PSE, la mozione di Fassino era aperta alla discussione e alla ricerca di un modo per poter federare (o far confluire) il PD nel PSE, senza che gli ex DL fossero obbligati a morire "socialisti"! Leggendo alcuni commenti, viene da pensare che il "nostro" fra ex DS e ex DL sia stato un matrimonio d'interesse e non d'amore, e se così è stato, allora sarebbe meglio ammettere l'errore e separci con dignità! La pesante sconfitta di aprile ha messo a "nudo" alcune nostre debolezze, ma è da queste che dobbiamo ripartire se vogliamo costruire un partito, una forza politica alternativa alla destra che impera nel paese! Se vogliamo proporci come una forza riformista, progressista di centro-sinistra, dobbiamo confrontarci con gli altri partiti progressisti, riformisti e di centro-sinistra o sinistra di governo in europa. La maggior parte di queste forze politiche fa parte del PSE. A questo puntoentrare nel PSE mi parebbe più una scelta politica che l'adesione ad un'ideologia. Se ci pensiamo, i partiti che sono nel PSE oggi hanno in grande parte perso il connotato ideologico ante 1989.
Il finire separati in Europa potrebbe avere ricadute pesanti anche sulle future prospettive del PD nelle elezioni locali, regionali e politiche.

Alla fine vorrei sapere se il PD (partito di centro-sinistra) non confluisse nel PSE, quale sarebbe l'alternativa? alcuni vanno nel PSE, altri si iscrivono, nella migliore delle ipotesi, al gruppo misto? e l'unità del partito dove va finire? oppure il PD dovrebbe confluire in quale altro gruppo?

commento di orizzontiliberali inviato il 13 giugno 2008
Kalash, non pensavo che anche in questo spazio si svolgessero dei dibattiti...bene, da oggi risponderò anche qui ai miei commentatori :-)

commento di kalash inviato il 12 giugno 2008
Ecco, le tue parole sono l'esatto specchio di cosa va cercando qualche fanatico che circola pure qui sui forum, dal PD: l'annessione degli ex-DL alle idee dei DS.
Per me, potete mettervi l'anima in pace che non succederà MAI.
commento di joko inviato il 11 giugno 2008
Guarda, io per primo non avrei votato Rutelli: Alemanno mai, ma Rutelli proprio neanche morto...
Quanto alla "tua" entrata nel PSE, Kalash, proprio non mi interessa... Voialtri ex DL, col vostro ex 9%, dovreste solo ringraziare Prodi di essere esistito, altrimenti a quest'ora avreste fatto la meritata fine della sinistra antagonista.
commento di kalash inviato il 11 giugno 2008
Nessuno ti obbliga.
Anzi, noi che veniamo dai DL dovremmo chiederci che cacchio di cultura è quella talmente di sinistra che spinge a votare Alemanno piuttosto che Rutelli, come è successo a Roma.
Io non entro nel PSE. Al massimo, mi ci posso alleare. Al massimo.
commento di joko inviato il 11 giugno 2008
Mai nel PSE? Ma complimenti! Davvero un'eccellente base di partenza per chi, come me, è sempre stato di sinistra e adesso si trova a sperare e a credere solo in Di Pietro.
Francamente, l'aut aut degli ex DL, quando Rutelli in primis ha PERSO clamorosamente a Roma, Binetti e compagnia cantando salmi, non mi va proprio giù.
Ma poi, alla fine, non dovrebbe importarmene più niente, visto che il PD assomiglia sempre più a un calderone senza sostanza. E Veltroni che non vuole neanche un congresso? Stupendo.
Una vera meraviglia. Sempre più orgoglioso di aver votato PD: tornassi indietro...
commento di kalash inviato il 11 giugno 2008
Io sono d'accordo con Valerio. ma credo anche che non dobbaimo spaccarci su questi temi.
commento di MARCO 55 inviato il 11 giugno 2008
Ma come ragioni? Con chi credi di stare a discutere con una massa di trogloditi che non sanno che cos'è la democrazia. L'unica cosa che è chiara in quello che dici è un avversione verso tutti quelli che hanno portato nel PD i loro valori e le loro idee di sinistra. Fatti due conti e vedrai che in quel 33% che abbiamo preso c'è un peso di chi, anche cattolico praticante che ha sempre votato a sinistra, non vuole abbandonare mai quei suoi ideali. Non vorrei che ci fosse l'idea in quelli come te che chi viene dall'esperienza della sinistra sia un utile idiota buono per fare le campagne elettorali, attaccare i manifesti e dare i volantini (nel mio territorio a fare questo ho visto soltanto gli ex DS ed i nuovi venuti, gli altri quelli della ex Margherita erano tutti impegnati a raccolgere le preferenze personali). Nel merito dici cose giuste che Veltroni ha proposte in tutta la campagna elettorale. Ciò che è sbagliato è la divisione in buoni e cattivi. Se tu e quelli come Rutelli continuano questi ragionamenti non ci sarà una scissione ma l'abbandono di milioni di elettori che come me che hanno aderito con entusiamo al PD e che non vuole morire nè liberale nè tanto meno democristiano.
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5 marzo 2008
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