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contributo inviato da Gianluca Santilli il 7 giugno 2008

Forse la parole RECESSIONE fa paura, forse interesserà a pochi, forse si preferisce non parlarne per altri motivi, tuttavia non riesco a comprendere come la nostra classe dirigente possa ignorare i problemi reali del nostro stagnante Paese, tutta presa com’è a discettare sulle decisioni del Santo Padre e sul suo incontro con Berlusconi, sulla collocazione del PD in Europa, sui quartieri a luci rosse di Maroni e sul campo da affidare ai Rom Sinti.
Probabilmente a qualcuno è sfuggito un dato: il barile di petrolio ha raggiunto i 140 dollari, praticamente la cifra che indicava Bin Laden nelle sue farneticanti esternazioni come prezzo reale del barile quando era a 75 dollari. E qui da noi i pescatori, strangolati dal caro gasolio, manifestano insieme agli allevatori e produttori di latte, le famiglie non arrivano alla terza settimana e la povertà aumenta. Intanto il Governatore della BCE medita su un ulteriore aumento dei tassi di interesse che amplierebbe ulteriormente il costo dei mutui che gravano sulle spalle dell’ex ceto medio, quello che si dirige sempre più verso il basso.
Possibile che nessuno si renda conto che il prezzo del petrolio sta crescendo in maniera esponenziale e si rischia il tracollo? Sapete cosa significa crescere in maniera esponenziale? Vi faccio un esempio, un indovinello per bambini spiega bene l’immediatezza con la quale una grandezza che cresca esponenzialmente si approssima ad un limite. Supponete di avere un laghetto in cui cresca una ninfea che raddoppia le proprie dimensioni ogni giorno. Se potesse svilupparsi liberamente, la ninfea coprirebbe completamente il laghetto in trenta giorni, soffocando tutte le altre forme di vita presenti. Per qualche tempo la pianta appare piccola, cosicché decidete di non preoccuparvene fino a quando non sarà arrivata a coprire per metà lo specchio d’acqua. In quale giorno succederà? Ve lo dico: al ventinovesimo giorno. Resta, dunque, un solo giorno per salvare il laghetto. (Al venticinquesimo giorno infatti la pianta copre appena un trentaduesimo del laghetto; al ventunesimo ne copre solo un cinquecentododicesimo. Nel corso del mese la pianta, pur raddoppiando ogni giorno, rimane piccola e, visivamente, non preoccupa.).
L’esempio illustra bene come la crescita esponenziale, combinata con il disinteresse possa portare al superamento dei limiti.
Bene, nel 2001 un barile costava 25$, nel 2004 era salito a 50 raddoppiando, nel 2006 era a 70$, nel novembre 2007 era a 100$, oggi è giunto a quota 140$. Si nota che, dalla fine del 2001 sembra essersi innescato un meccanismo di crescita esponenziale. Fino al 2001 le quotazioni del greggio erano caratterizzate da lunghi periodi di stabilità interrotti da qualche picco in coincidenza di tensioni geopolitiche. Negli ultimi sette anni la curva ha assunto un tipico andamento esponenziale per cui siamo passati dal raddoppio ogni 3 anni (2001-2004 e 2004-2007) a quello ogni 2 anni (2006-2008). Facendo una proiezione verso il futuro otteniamo un valore al 2010 di 240 dollari al barile.
A mio parere, a causa della crescita demografica, anch’essa esponenziale nei paesi asiatici, che fa crescere la domanda di greggio, ci stiamo avvicinando al massimo picco cioè a quel momento in cui l’offerta non potrà soddisfare la domanda. A ciò si aggiungano la speculazione finanziaria e gli interessi dei produttori e il piatto è servito: i prezzi delle materie prime e delle merci diventeranno proibitivi o cominceranno tardivi razionamenti generalizzati. In ogni caso la forbice tra i pochi “vecchi” ricchi e i tanti nuovi poveri diventerà spropositata.
Chi ci avrà guadagnato? Le compagnie petrolifere (che hanno visto crescere i propri fatturati in maniera vertiginosa) e lo stato (grazie ai ricavi derivanti dall'accisa sui combustibili e dall' IVA). Ovviamente chi ci avrà perso saranno gli utenti, tanto le famiglie quanto le piccole e medie imprese, che si ritroveranno in una situazione drammatica per quanto concerne il costo dell'energia.
E ringraziamo che il barile è ancora pagato in dollari su cui con l’euro abbiamo ancora un buon vantaggio. In caso contrario saremmo già ora al tracollo.
E cosa fanno i nostri governanti? Nulla.
Parlano di grandi temi e paiono preoccuparsi granchè. Nel frattempo il popolo è distratto dagli Europei di calcio e da altri “grandi temi” televisivi, disinteressandosi dei problemi reali, dei propri vicini, del bene comune, tutti piegati su loro stessi, sui loro cellulari e sul loro individualismo, proni agli interessi della maggioranza e del consumismo imperante, accecati dall’avere più che dall’essere e quindi impossibilitati a capire che la prosperità di una Nazione significa benessere per il suo popolo.
Aveva ragione Tocqueville che quasi duecento anni fa, scriveva:

"Nella vita di ogni popolo democratico c'è un passaggio assai pericoloso, quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente dell'abitudine alla libertà. Arriva un momento in cui gli uomini non riescono più a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore e da un momento all'alto può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Non è raro vedere pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o distratta e che agiscono in mezzo all'universale immobilità cambiando le leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi. Non si può fare a meno di rimanere stupefatti di vedere in quali mani indegne possa cadere anche un grande popolo".

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