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contributo inviato da il 2 giugno 2008
Bassolino sdoganato da Berlusconi. l Pdl campano si arrende: "Inutile chiedere le dimissioni"


Scritto da Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli, 01-06-2008 08:49
Una foto e un commento. La foto è quella di un tavolo: Berlusconi di fronte a Bassolino, la Prestigiacomo di fronte alla Iervolino. Il commento, che risuona da ventiquattro ore, nelle stanze di Palazzo Santa Lucia: «Meno male che Bassolino ha resistito». Una foto e un commento, che sintetizzano un processo politico dipanatosi negli ultimi due mesi.
Ancora in campagna elettorale Antonio Bassolino era l´uomo nero, da eliminare insieme ai sacchetti dello stesso colore. «La sinistra ha dimostrato a Napoli e in Campania di non saper governare sosteneva Berlusconi nel comizio di piazza Plebiscito . D´Alema viene qui per coprire l´immagine di Bassolino». Neanche due mesi dopo Berlusconi discute con Bassolino e Iervolino, anzi ricorda che buona parte della linea del governo è sostenuta proprio dai vertici locali.
Una mutazione politica. Che riallinea anche il centrodestra campano. «La situazione è grave dice Nicola Cosentino, leader regionale di Forza Italia le polemiche cedono il passo alla collaborazione fra i livelli istituzionali. Resta la contrapposizione politica sul territorio, ma non ha senso abbaiare alla luna». Aggiunge Mario Landolfi(quello sotto processo per associazione camorristica), coordinatore regionale di An: «Esistono due livelli. Il primo, quello istituzionale, porta a una intesa per salvare una regione che è ormai ai piedi di Cristo. Il secondo, quello politico, è influenzato inevitabilmente dal primo: si continua a fare opposizione, ma non ha più senso chiedere le dimissioni». Rimandata la resa dei conti elettorale, sparito dall´agenda anche il processo a Bassolino. Se l´emergenzialità, come sostenuto da Berlusconi, rendeva lecito l´operato degli ex collaboratori di Bertolaso finiti agli arresti, questo può valere anche per gli eventuali reati del presidente: il patto politico-istituzionale delegittima anche su questo punto la magistratura.
A Santa Lucia non lo diranno mai, neanche sotto tortura, ma si è diffusa ormai la convinzione che Bassolino abbia rischiato di pagare alcuni processi in corso durante la costruzione del Pd. Bassolino ha resistito al dibattito e alle sirene sulle sue dimissioni e, dopo l´avvento di Berlusconi, ha cominciato a battere su un tasto, rendere operative le decisioni, che era implicita ammissione di come tutto questo col governo Prodi non accadeva. Insomma meglio il nemico Berlusconi che gli amici «unionisti». Una contrapposizione che Bassolino chiarisce e stempera così: «Ho solo chiesto di non ripetere quanto avvenuto con il decreto Prodi, con ciò riferendomi criticamente alla eterogeneità della vecchia coalizione dell´Unione, che a volte diventava addirittura inconciliabilità di posizioni». Insomma, grazie alla assenza di veti, Berlusconi è in grado di eseguire ciò che Prodi poteva solo mettere su carta.
La constatazione fu consacrata il 16 maggio a Roma. L´impegno del premier sulla spazzatura stava già assumendo i contorni di Guido Bertolaso, l´uomo che era stato esautorato dalla eterogeneità dell´Unione, ovvero il ministro Pecoraro Scanio.
Bassolino e Iervolino andarono a Palazzo Chigi a concordare le linee di azione. Certo una settimana dopo, in occasione della riunione del governo a Napoli, Berlusconi riservò alle istituzioni locali una sola citazione, l´ultimatum al Comune di Napoli per il termovalorizzatore e la differenziata. Eppure, prima di ripartire per Roma, quella sera Berlusconi chiamò Bassolino, e già gli preannunciò il suo ritorno in città. Venerdì il processo si è completato: intorno al tavolo della prefettura non c´era nessun D´Alema a coprire Bassolino.
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