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contributo inviato da michelefina il 25 maggio 2008

Serena e sincera l'analisi della sconfitta che abbiamo condiviso nelle tre assemblee di Avezzano Sulmona e L'Aquila. In oltre 350 tra amministratori locali, coordinatori di circolo e delegati provinciali hanno partecipato agli incontri. In tanti ho scorto la necessità di confrontare argomenti per continuare a credere al progetto del partito democratico, convinti che sia questa l'unica speranza.
Speranza non solo di tornare a vincere; il centrosinistra del nuovo millennio non ha più la sindrome dell'eterno perdente per conventio ad escludendum. Ha vinto e ha perso, ha stravinto e ha straperso. La sfida oggi è vincere per realizzare fino in fondo il nostro progetto. Per fare questo torna utile l'appello socratico a conoscere innanzitutto noi stessi. Ripartire dai nostri principi, dai nostri valori, non essere subalterni alle parole d'ordine dei nostri avversari, rivestirsi allo stesso tempo di umiltà e di carattere.
Umiltà, perché è mancata. Penso soprattutto alle nostre esperienze di governo. Non solo a quella nazionale prematuramente interrotta. Penso a quelle regionali e locali sostenute da ampie maggioranze che non permettono scuse. Abbiamo il dovere di ripensarle perché il campanello di allarme è suonato forte e chiaro anche per loro. Per questo abbiamo deciso di ricominciare da un viaggio di ascolto nel territorio; Comune per Comune, quartiere per quartiere, categoria per categoria. Per questo dovremo decidere che il partito è il luogo in cui le scelte amministrative più importanti possono, debbono essere discusse. Perché sia lo stesso partito quella grande comunità in grado di ascoltare meglio di ogni sondaggio e di comunicare meglio di ogni televisione.
Carattere, perché ci vuole. Non possiamo essere sempre remissivi, sempre impauriti del “vento che tira”, dell'”ansia che gira”. La storia dell'uomo e della politica ha incontrato già mille volte temi che oggi ci sembrano novità assolute. Lo scontro razzismo – integrazione, la ciclica tendenza delle fasce più deboli della società a seguite spinte reazionarie, l'antipolitica prodotta della cattiva politica e dalle oggettivi difficoltà materiali della vita, la cattiva comunicazione che produce cattiva coscienza. Certo ci sono tratti nuovi di questi mali antichi, determinati in gran parte dalle caratteristiche peculiari del processo di globalizzazione. Ma la sinistra si è misurata con questi in altri luoghi che hanno vissuto la nostra attuale fase storica prima di noi e a volte con più violenza. C'è una realtà che muta, ci sono quelli che spingono la società sempre più verso una deriva individualista ed iperconsumistica ma dobbiamo esserci anche noi con la capacità solo nostra di abbattere muri, unire il Paese, scoprire la solidarietà annidata nelle pieghe della società più di quello che sembra, mescolare culture per farne nascere di nuove più ricche, combattere la violenza sempre e comunque e non solo quella dei diversi, interpretare un modello di sviluppo sostenibile, combattere a viso aperto e senza sconti tutte le mafie, investire sulla crescita della conoscenza come strumento di liberazione dalla massificazione, dal qualunquismo e dal populismo, ingredienti necessari a quel brodo di coltura della destra. Dobbiamo avere il coraggio di guardare negli occhi i problemi senza scansarli o scansarci. A partire da quelli per noi più difficili. Guardarli ma con i nostri occhi e non con occhiali finti.
Sono molto soddisfatto del primo incontro del Coordinamento donne organizzato da Roberta, Maria, Carla, Cristina ed altre brave ed appassionate democratiche. Più che nelle assemblee di partito, ho sentito una capacità davvero nuova di mettere a confronto linguaggi diversi e diverse sensibilità per farle incontrare lì dove i bisogni delle cittadine e dei cittadini sono più evidenti ed emergenti. Lì dove spesso la politica non guarda più. Altro che un problema, l'obbligo di avere pari rappresentanza di genere è la soluzione a parte importante della nostra incapacità di essere in sintonia con la realtà!
Abbiamo infine riunito sia il Coordinamento Istituzionale che il Coordinamento Esecutivo (farò un post con i nomi) completando l'agenda di lavoro dei prossimi mesi (anche su questo darò a breve notizie). Speriamo di aver attraversato definitivamente il famoso mare tra il dire e il fare...

TAG:  ANALISI VOTO  AGENDA DI LAVORO  COORDINAMENTO DONNE  PROGETTO  ELEZIONI  UMILTÀ  CARATTERE  ESECUTIVO 

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