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contributo inviato da Carmine Lombardi il 23 maggio 2008
 

Sedici anni dalla perdita di Giovanni Falcone e della sua scorta: sedici anni di lotta nella ricerca di interpretare integralmente un insegnamento, un metodo, un’idea di umana civiltà.

Da questo parte la mia riflessione ed il mio ricordo: dal pensiero che, in questo paese smemorato, le cose grandi le fanno gli uomini semplici. In questo il senso dello stato è più forte, in quelli che chiedono alle istituzioni di lavorare per garantire i meni favoriti, che spesso coincidono con quelli che sono vessati e costretti al silenzio. Questo paese spero sia cambiato, eppure l’insegnamento di Falcone rimane attuale perché non ancora del tutto interiorizzato. Se è vero che la criminalità organizzata ammazza, taglieggia, corrompe, vuol dire che una parte del cammino è ancora da fare, ed è in salita.

La legalità rappresenta un valore assoluto: la precondizione per il superamento delle disuguaglianze. Il faro esistenziale nel mio percorso di formazione sociale e nel mio impegno quotidiano di giovane e di politico. In un Paese che nonostante la perdita di personalità di rilievo nella lotta alla mafia, o meglio alle mafie, non è riuscito a sconfiggere questi fenomeni, che pure il magistrato palermitano aveva definito come umani e quindi con un inizio e una fine, autentica zavorra per lo sviluppo del sud e dell’intera nazione, c’è bisogno di ricordare, di non racchiudere nel formalismo della celebrazione ciò che dovrebbe essere la carne viva della partecipazione civile, ed ancor più istituzionale.

La Basilicata vive un contesto socio economico differente dalla Sicilia di Giovanni Falcone: questo è una garanzia ed al tempo stesso un alibi per non affrontare le tematiche legate ai crescenti episodi di criminalità che coinvolgono alcune parti del territorio regionale.

La politica, le istituzioni, i giovani e la società civile devono saper leggere questi segnali e devono “imporre” e ricercare la logica della legalità, del merito, della trasparenza, come metodo consolidato nella convivenza della società lucana ed italiana.

Un giorno triste sarebbe quello destinato a celebrare ma non a ricordare autenticamente non solo un nome ma un progetto, una idea di costruzione: i grandi uomini costruiscono, i mediocri discutono, i piccoli uomini criticano e distruggono.

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