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contributo inviato da ACISCATO il 30 aprile 2008
Ho contribuito alla fondazione del nostro partito con le primarie del 14 ottobre a Varese, convinto sin da quando militavo nella Margherita che la stagione dell'Ulivo fosse finita e che bisognasse guardare avanti e non fermarsi su posizioni di compromesso. La creazione di una nuova forza poltica era ed è stata una scelta necessaria, doverosa per dare agli Italiani una vera alternativa al Centrodestra. Ho indicato più volte nei numerosi dibattiti cittadini, ai quali ho partecipato, che l'obiettivo di consenso elettorale del 40 % fosse la meta coerente da raggiungere per realizzare quella visione politica che ci siamo prefissati, affermando però più volte, e non ho il timore di dirlo, che per conquistare il 40% sarebbe stato necessario prevedere tempi lunghi, perchè la scelta di una strategia poltica ad ampia partecipazione avrebbe richiesto un radicale cambiamento culturale dell'offerta poltica, nei contenuti e nelle persone. Tutto questo sostenevo prima che ci fossero le elezioni politiche e tutto questo continuo a sostenere ora dopo le elezioni. Nemmeno ora nonostante se da più parti si continui a parlare più di sconfitta politica che di risultato elettorale raggiunto, dopo che si è stati costretti ad accelerare il processo di costituzione e di consolidamento del nuovo partito, per presentarsi per quanto possibile pronti ad affrontare un evento cardine come le elezioni politiche. Il mio pensiero dopo i risultati delle elezioni politiche non è mutato, perchè credo che una tappa fondamentale per raggiungere l'obiettivo ambizioso del 40% sia stata raggiunta. Il PD a cinque mesi dalla sua nascita ha superato un esame difficile che gli ha permesso di emettere radici sane, grazie ad un significativo consenso presso gli elettori. Un risultato da interpretare nella sconfitta elettorale come un segnale di conferma della bontà della strada intrapresa. Dunque un risultato che incoraggia ad affrontare con fiducia una nuova stagione di lotta politica, per far affermare la spinta riformatrice e innovatrice a favore della crescita del nostro Paese. Appaiono pericolose quindi le analisi e controanalisi che aprono nuovi dibattiti retrospettivi e che minano alla condivisione della missione; riportano alla luce vecchi scenari di un ormai dimenticato centrosinistra. Sarebbe auspicabile che al posto degli attacchi rivolti al leader Veltroni, sopratutto dopo la sconfitta di Rutelli a Roma, venisse incoraggiato all'interno del partito e a tutti i livelli un processo di diagnosi del risultato raggiunto, al fine di condividere i punti di forza e di debolezza della strategia politica sin qui attuata, per definire le misure correttive necessarie a riallineare il percorso nel rispetto della missione. Sembra che in questi giorni si stia assistendo invece ad un tentativo da parte di esponenti della vecchia nomenclatura politica di stravolgere la missione orginale del partito, dimenticando gli oltre tre milioni di Italiani che hanno dato origine alla nuova forza poltica. Forse chi sta provando a boicottare il progetto del PD appartiene a quella stessa classe dirigente che si avvia a governare l'Italia, attuando la sua linea di pensiero sul presidio e non sullo sviluppo, sulla lotta di classe e sulla contrapposizione ideologica, culturale e religiosa, senza schierarsi concretamente di fronte ai problemi che affliggono gli italiani. Chi ha scelto di aderire al PD, deve essere consapevole che l'obiettivo di acquisire un posizionamento differenziante nel nuovo contesto dei partiti non può essere acquisito attraverso processi di analisi che insistono esclusivamente su elementi contro il Centrodestra, tanto più ora che lo stesso Berlusconi ha messo in atto una strategia reattiva efficace come l'asse PdL - Lega. Interpretando un sentimento diffuso nei Circoli di Varese ci si chiede allora come sia possibile che alti esponenti di partito continuino a consideare la Lega un movimento di protesta o che si apra un dibattito sull'Ulivo, quando il PD vive nelle persone che lo sostengono sul territorio con le loro capacità e competenze e in quelle che hanno contribuito al risulato elettorale. O ancora che utilità può avere lo strumento di analisi se applicato ai rsultati raggiunti al Nord dal PD, porta a conclusioni frettolose e prive di fondamento, come quella sostenuta da esponenti regionali che riprendendo la vecchia proposta di Ulivo del Nord, pensano di riconquistare le posizioni perse, scimmiottando la Lega per mezzo di una proposta locale definita come PD del Nord, Esiste forse nel PD una criticità evidente, specialmente in quella classe dirigente che ha aderito più con scetticismo che entusiasmo alla nuova iniziativa politica. Una criticità che esprime la tendenza a condurre analisi all'esterno della propria organizzazione, per la consuetudine storica e consolidata di attribuire la mancanza di risultati e di sconfitte elettorali alla scarsa o nulla percezione dell'offerta politica e alla capacità del competitore di demolire qualsiasi proposta del Centrosinistra. In pratica prima di mettere in discussione la strategia politica potrebbe essere più vantaggioso, ai fini di un rafforzamento della stessa, analizzare se la strategia proposta ha riscontro nelle iniziative intraprese e realizzate sino ad ora, ovvero se si sta rispettando il percorso fissato o se al contrario si è finiti su tutt'altra strada. Sembra pertanto che manchi la volontà di analizzare all'interno del partito se le cose fatte siano quelle che ci si attendeva, cercando di interpretare i risultati quantitativi attraverso processi di analisi, rivolti all'organizzazione, alle resposabilità e alle persone che hanno il compito di perseguire gli obiettivi ai vari livelli. E qui si aprirebbe un altro tema che è quello della strategia partecipata,uno degli elementi fondanti il PD e che contraddistingue il partito dalle forze politiche PdL e Lega che al contrario sono connotate da uno spiccato personalismo incentrato sulle leadership Berlusconi- Bossi. Infatti senza soffermarsi sul significato organizzativo di strategia partecipata, è indubbio che il popolo delle primarie costituiscano lo zoccolo duro del partito, la nuova linfa in grado di alimentare la sua crescita e di contribuire allo sviluppo della nuova politica riformatirce e innovatrice nel Paese. E non si tratta di rivendicare una posizione legittima, ma si pone l'attenzione sul fatto che un partito che mira ad instauarare una partecipazione ampia e trasversale, abbia tuttora al suo interno dei politici che in controtendenza privilegiano le analisi da salotto che non producono alcuna consistenza poltica per alimentare il progetto del PD. In conclusione si richiama la necessità a ricompattare le linee, a modificare l'approccio ai problemi, promuovendo non inutili analisi e controanalisi, ma diagnosi partecipate, precise e puntuali su temi concreti e che fanno parte della strategia politica del partito, con l'obiettivo di definire come si suol dire una verità presunta e condivisa. Uno stato dell'arte dal quale riprendere il percorso politico. E come si sa soltanto una diagnosi concreta e approfondita può produrre una cura efficace.

Alessandro Ciscato

 
TAG:  STRATEGIA  MISSIONE  VISIONE  ANALISI  CONTROANALISI  DIAGNOSI  MISURE  POSIZIONAMENTO 

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commenti a questo articolo 0
commento di edmondantes inviato il 1 maggio 2008
E' difficile non concordare con quello che dici. Ma mi permetto di chiederti di soffermarti sul fatto che non hai svolto solo analisi e controanalisi. Questa è quasi una relazione congressuale. In una piazza come questa sarebbe auspicabile leggere testi più brevi e più densi di contenuti
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30 aprile 2008
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