.
contributo inviato da Patadolla il 29 aprile 2008

Lo voglio dire a voce alta, voglio urlarlo al mondo della rete e non solo: basta con il gioco perverso nel quale siamo bravissimi di sparare sul leader, basta col dire abbiamo perso e la colpa è! e giù a sciorinare nomi partendo possibilmente dal più alto in grado. E’ il momento di costruire, è il momento di rimboccarsi le maniche, di fare finalmente il PD.E’ vero la sconfitta è pesantissima, è difficile credere che sia andata così, che la Capitale abbia scelto diversamente da quanto chiunque di noi potesse pensare.
Perdere Roma vuol dire chiudere un ciclo e cominciare da capo, ma imputare tutto a qualcuno non è né corretto né giusto. La colpa della debacle è di tutti, nessuno escluso, ma questa lezione ci deve insegnare che le battaglie possiamo anche perderle ma dobbiamo guardare avanti e non abbandonare il campo.
LogoPd
Allora cerchiamo di fare un minimo di analisi di quanto avvenuto. Scrivo col cuore e senza guardare numeri, percentuali o altro.
Rutelli perde e Zingaretti vince. La Città premia il Popolo delle libertà e penalizza il Partito Democratico. Perché?
Le difficoltà della campagna per il candidato Sindaco le conosce bene chiunque sia stato in questi 15 giorni per strada. Quanti sono quei cittadini che abbiamo incontrato, ai quali abbiamo consegnato un volantino chiedendogli di fare “la scelta sicura” e che ci hanno risposto che per carità Rutelli no, che era tempo di cambiare, che non si può pensare di tornare indietro di quindici anni e ripresentare le stesse facce. Quante volte abbiamo ribattuto che Roma deve ai 15 anni di governo del centro sinistra il suo volto attuale con tutti i pro e i contro che questo comporta, con i pregi ed i difetti, che amministrare Roma è difficile, anzi difficilissimo ma che i nostri Sindaci non si sono tirati indietro e hanno provato a farlo nel miglior modo possibile.
E’ vero la staffetta Rutelli-Veltroni-Rutelli è stata un errore ma è pur vero che abbiamo candidato l’ex Vicepremier, il Ministro per i Beni culturali, non uno qualunque. E poi: chi ci mettevamo? Facile dire oggi Nicola Zingaretti che ha tenuto bene la provincia, che è riuscito a dare il senso della novità della nostra proposta e meritatamente governerà per i prossimi cinque anni. Ma la campagna elettorale ci ha colto impreparati con un partito ancora da costruire e le diffidenze fra i vecchi gruppi ancora vive. Non era facile, e infatti non lo è stato. E non lo è stato anche perché non abbiamo avuto modo di far emergere i volti nuovi che pure ci sono.
Come scrive Mauro su Repubblica uno dei più gravi errori commessi nella corsa al Campidoglio è stato non cercare la legittimazione popolare della candidatura. E’ vero che il tempo era poco ma il PD ha “scelto Rutelli nel chiuso delle stanze” e non ha cercato di motivare il popolo delle primarie chiamandolo a pronunciarsi sulla scelta. Cosa sarebbe accaduto? Difficile dirlo, forse non avremo avuto Rutelli candidato, forse ci si sarebbe accorti prima che Roma voleva il cambiamento e la discontinuità col passato, e qualunque fosse stata la scelta questa sicuramente avrebbe avuto ben altro peso ed altra legittimazione.
campagna referendariaContinuo a dirlo ormai da anni ma non mi stancherò mai di ripeterlo. C’è un’intera generazione che la nostra classe politica ha cancellato. Fatta salva qualche rara eccezione perché non ci si da spazio? Perché volutamente si sceglie di tenere lontani tutti quei “giovani” militanti che pure hanno capacità oltre a voglia ed entusiasmo? Perché ci si vergogna di dire che una nuova classe dirigente forse c’è e si preferisce tenerla nascosta. Ebbene sì mi si taccerà di essere presuntuosa ma lo ammetto: perché? Cosa abbiamo meno di altri? Siamo meno controllabili? Abbiamo un po’ di “fiuto” politico (e purtroppo come mi si insegna) questo fa paura? La nostra colpa è credere ancora ad una politica a servizio di una comunità e non fatta per l’interesse di qualcuno?
C’è chi dice che la colpa è nostra perché non riusciamo a “fare sistema”. Bene. Ma giusto per capire: che vuol dire fare sistema? Certamente abbiamo anche noi le nostre colpe e facciamo tutti i nostri errori ma perché qualcuno di noi può davvero decidere? E’ davvero ascoltato? (Perdonate questo sfogo ma mi sto “incazzando” con un amico di cui per altro ho grande stima).
Non sono un’ingenua. So benissimo che la gavetta la si fa all’interno delle cosiddette “correnti”, che per emergere si deve avere lo “sponsor”, che chi comincia in questo modo rischia di perdersi e di perdere quegli ideali nobili che lo spingono all’impegno eppure so anche che non è così per tutti. Anzi posso garantire che sono tanti quelli che abiurano il compromesso e che preferiscono potersi continuare a riconoscere in se stessi e a guardarsi nello specchio piuttosto che cedere alle lusinghe.
In 15 anni, tanti ne sono passati da quando decisi di “impegnarmi”, ne ho viste tante, troppe. Forse a differenza di alcuni alle sconfitte sono vaccinata, considerato il mio percorso politico, ed è per questo che dico: rimbocchiamoci le maniche ed andiamo oltre. Ripartiamo dalle primarie. Torniamo sulle strade e costruiamo con impegno il nuovo Partito, diamo risposte serie a quanto ci viene richiesto. Il PD deve su alcuni temi assumere una posizione chiara. Netta. Prendiamo ad esempio le riforme istituzionali. Se nasciamo come forza maggioritaria per questo dobbiamo batterci fino in fondo. Perché tante titubanze quando poi sul programma di governo leggiamo che il PD è per il maggioritario uninominale alla francese?
Bisogna avere coraggio, bisogna avere il coraggio di impegnarsi e di credere, bisogna saper ascoltare quello che anche queste elezioni ci dicono. C’è bisogno di nuovo, di cambiamento, di impegno. Chi ci sta?

TAG:  PD  RUTELLI  VELTRONI  ZINGARETTI  RICOMINCIARE 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
6 marzo 2008
attivita' nel PDnetwork