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contributo inviato da cemirit73 il 9 aprile 2008
Gentili lettori,

ho fatto alcune riflessioni sul lavoro interinale e precario all'italiana.
Probabilmente qualcuno ha già pensato quello che qui scrivo.

Per semplicità raggruppo in un unico calderone tutti i contratti che non abbiano la caratteristica del lavoro subordinato a tempo indeterminato, e chiamerò precari tutti coloro che siano retribuiti al di fuori di un contratto di questo tipo e che non appartengano a categorie professionali che esercitano in proprio.

E' un dato di fatto che i precari dipendano fisicamente dalla persona che ha garantito loro l'accesso al salario (politico, direttore, responsabile delle assunzioni, titolare, proprietario). Se questa persona scompare, il precario dovrà cercarsi un altro "tutore".

E' un dato di fatto che i precari guadagnano meno o in proporzione hanno meno diritti di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Non possono per loro natura lavorare per un anno consecutivo (ma di questo punto non posso essere certo), non hanno ferie o malattia, non hanno mensilità supplementari.

E' un dato di fatto che la licenziabilità dei precari sia più semplice della licenziabilità dei dipendenti a tempo determinato.

E' un dato di fatto che precari e dipendenti siano spesso tenuti a fare lo stesso lavoro, con le stesse competenze.

Le conseguenze più ovvie sono lo scarso interesse al miglioramento e le scarse possibilità economiche per il miglioramento dei precari, perchè tanto nulla può cambiare nelle opportunità. E in secondo luogo l'allontanamento del dipendente a tempo determinato dal precario, creando di fatto un secondo tipo di subordinazione non intenzionale. In terzo luogo, il disinteresse dei sindacati per i precari marca questa separazione per il fatto che i precari per loro natura non sono stabili nei rapporti di lavoro e quindi non hanno il tempo di organizzarsi per reclamare nuovi diritti.

Propongo una soluzione semplice (che forse ai politici burocratizzati sembrerà semplicistica) facendo valere come valore aggiunto il fatto di assumere e licenziare a propria volontà, come può succedere in uno stato avanzato come gli Stati Uniti. Mi spiego affermando che i contratti dei "precari" prevedano che ai precari sia riconosciuto il doppio dello stipendio dei dipendenti a tempo determinato. E questo può essere benissimo stabilito per legge, come si stabiliscono i minimi contrattuali e quant'altro nello Stato di diritto.

Le conseguenze sono un uso meno spopositato di questa tipologia di contratto, in quanto chi assume per breve tempo deve essere motivato dal fatto di avere necessità temporanee di altra manodopera oltre ai dipendenti a tempo indeterminato. Inoltre sarà avvantaggiato il precario che a questo punto si sentirà motivato ad approfondire le proprie competenze per lavorare periodi di tempo limitati nel tempo ma a maggiore valore aggiunto. In conseguenza il datore di lavoro sarà motivato a scegliere più finemente i collaboratori sulla base non del vantaggio economico dell'azienda ma sulla base del vantaggio di competenze accessibili per periodi limitati nel tempo.

Ora per farvi capire quello che penso vi spiego chi sono: sono un italiano laureato in Italia (vecchio ordinamento, 5 anni), ho un master di secondo livello (8 anni in tutto e notevoli investimenti economici, l'equivalente di 35000 euro), un dottorato di ricerca di 4 anni (borse ministeriale di 9600 euro netti annui), 3 anni di ricerca post-dottorato (14400 euro netti annui), ho un figlio di 1 anno, vivo in affitto (6000 euro annui) e nessuna prospettiva di essere assunto a tempo indeterminato.
I rischi connessi con i reagenti infettivi, tossici, cancerogeni e pericolosi che ho usato nei laboratori di ricerca biomedica mi hanno portato ad una invalidità del 3,5 % e sto aspettando che mi vengano riconosciuti altri punti per cause connesse. Ma è opportuno sapere che nessun professore mi proporrebbe un lavoro di laboratorio se perdessi una mano o non potessi camminare o fossi in chemioterapia.

Infine, sto emigrando in Irlanda dove mi pagheranno 45000 euro lordi annui secondo tabelle che riconoscono economicamente ogni anno in più di esperienza. Il contratto prevede ferie e malattia anche se è a tempo determinato. Le scoperte e i brevetti che metterò a punto in Irlanda saranno proprietà della Università che mi ha assunto.

Se tornerò in Italia, tornerò a Roma e busserò ad ogni porta per avere un lavoro di portaborse o di lavavetri in qualche ministero. Probabilmente dovrò fare un corso di aggiornamento alla sottomissione, a titolo gratuito, presso qualche collega.

Peccato che non mi piace il calcio.

Carlo Bidoia
TAG:  PRECARI  PRECARIO  DIPENDENTE  SALARI  LAVORO QUALIFICATO  COLLABORAZIONE  COLLABORATORE 

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9 aprile 2008
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