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contributo inviato da NellaTempesta il 28 marzo 2008
Una visione genuinamente a 360 gradi della realtà italiana, oltre che una stimolante fiducia sulle concrete possibilità di crescita del nostro “bel paese”, hanno sicuramente caratterizzato gli interventi di Emma Bonino, ministro del commercio estero per il governo Prodi, oggi in visita a Valenza ed Alessandria nel calendario della campagna elettorale, che la vede correre come capolista della Regione Piemonte al senato per il Partito Democratico.

Nel corso di un’intera e intensa giornata che si è sviluppata tra Valenza e Alessandria, Emma Bonino ha lasciato infatti trasparire un’approccio alla politica (e conseguentemente alla campagna elettorale) che riflette contemporaneamente il solido standard programmatico del PD, l’esperienza di ministro (e di creazione di un ministero, quello del commercio estero) durante la “passata” legislatura, nonchè genuine origini radicali. Tutti questi elementi rendono la Bonino una personalità di riferimento all’interno di quella complessa costellazione democratica il cui candidato premier è Veltroni, recentemente riorganizzata per portare un centrosinistra radicalmente nuovo al governo.

A Valenza, il ministro Bonino ha incontrato i rappresentanti locali dell’industria orafa, e ha in loro presenza tracciato un quadro delle esportazioni italiane partendo dal settore dell’oreficeria nel basso Piemonte, per poi riferirsi alla situazione nazionale. Se, parlando di temi macroeconomici, ogni discorso non accompagnato da numeri rischia di essere mera astrazione, in questo caso i numeri ci sono, e risultano decisamente confortanti: tra il Febbraio 2007 e quello del 2008, l’export del made in Italy è salito complessivamente del 17%. “Siamo un paese – ha spiegato la Bonino, tra il serio e il faceto, eppure commentando fatti reali – che è stato recentemente in grado di esportare alberi di palma nei paesi del Golfo”. Un esempio come un altro per mettere in luce quel costante fermento positivo e quella grande qualità che caratterizzano la nostra produzione. Per quanto riguarda la realtà valenzana, Bonino ha ricordato che “il futuro del settore è quella gioielleria che diventa oggetto di design”, un brand, dunque, “aldilà del semplice prodotto sfuso di qualità”. Ha completato l’intervento una riflessione (del tutto bipartisan) sull’avvenuta costituzione di un ministero importante, quello del commercio. “Ho impiegato 18 mesi, su 20 di legislatura complessiva, per strutturare e rendere funzionale un nuovo ministero” ha espresso con orgoglio la Bonino, “e mi auspico che in futuro non si decida di imboccare un percorso inverso per decostruirlo, cosa che nuocerebbe gravemente agli interessi del paese”.

Raggiunta Alessandria e l’Hotel “Alli Due Buoi Rossi” il ministro Bonino, congiuntamente ad una folta nomenclatura del PD alessandrino, ha risposto alle domande di vari rappresentanti di categoria (specialmente del settore industriale) .
Riprendendo il discorso sull’esportazione del made in Italy e sulla presunta debolezza italiana nei confronti dei mercati asiatici, oltre che sulla paura per eventi collaterali imprevisti quali la recessione negli USA, Bonino ha esternato ancora una volta il suo costruttivo e non demagogico ottimismo. “Ho viaggiato molto, ma mai come in Italia ho trovato la tendenza a piangersi così spesso addosso”, a fotografare i lati più oscuri di situazioni che in realtà sono piuttosto variegate, a gridare alla “crisi” anche in circostanze non troppo sfavorevoli. In questo senso, il timore reverenziale per l’Asia dovrebbe trasformarsi in una valutazione oggettiva delle possibilità e delle potenzialità italiane, e in un deciso slancio imprenditoriale supportato dal legislatore. “Rafforzare il protezionismo è la risposta sbagliata a una giusta preoccupazione” spiega il ministro. Nel momento in cui soffiano venti forti dall’Est, ha aggiunto, l’importante è imparare a veleggiare nella maniera corretta, perché demonizzare il vento in sé non porta alcun vantaggio. E se, scendendo nello specifico, un confronto commerciale con la Cina può risultare difficile anche per via dei dazi imposti dalla Repubblica Popolare, “esistono altre nazioni come l’Azerbaijan e il Kazakistan, in crescita al 30%”, che sono ad una portata più accessibile per noi rispetto a paesi di oltre un miliardo di abitanti”.
Reagire alle difficoltà riconoscendo i nostri punti di forza troppo spesso dimenticati, insomma, si delinea nelle parole del ministro Bonino come la ricetta del PD a molti problemi italiani, dalla sopravvivenza della piccola impresa alla questione del nodo aeroportuale di Malpensa, dalla promozione del territorio alla riforma elettorale.

Il terzo e ultimo appuntamento dell’intensa giornata di campagna elettorale si svolge alla “taglieria del pelo” di Alessandria, di fronte ad un nutrito pubblico composto in egual misura da addetti ai lavori e da cittadini interessati.

Volendo far riferimento alle tre “anime” di Emma Bonino sopra citate, se l’incontro a Valenza ha messo in risalto il suo ruolo e le sue responsabilità di “ministro”, mentre il dibattito ai Buoi Rossi l’ha identificata come “capolista piemontese al senato del PD”, la conferenza pomeridiana ha visto come protagonista una Bonino genuinamente radicale. Così, il discorso si è gradualmente spostato sui grandi temi dei diritti umani, andando a toccare realtà geopolitiche spesso dimenticate dall’agenda dei media ma non per questo meno importanti sullo scacchiere internazionale. Come il Tibet è oggi alla ribalta dell’opinione pubblica (e persino nella sala conferenze della taglieria del pelo qualcuno ha appoggiato, timidamente, una variopinta bandiera del “tetto del mondo”), allo stesso modo “la [nostra] attenzione si era a suo tempo concentrata sulla Birmania, sullo Zimbabwe e sul Laos, nazioni che per moltissima gente sono persino difficili da collocare su una cartina geografica”. Bonino non ha alcun problema a dichiarare che “è impensabile non sostenere il Dalai Lama” nella sua lotta non violenta a favore dei diritti umani. E a spiegare che certe battaglie transnazionali possono essere vinte solo con una comunanza d’intenti tra capi di stato e amministrazioni, e non con una successione di singole proteste da parte di singole nazioni non coordinate tra loro. Senza dimenticare che, in fondo, “la non violenza è un interventismo. Una battaglia. Che però si combatte senza armi”, se non quelle della politica.

Rappresentante delle istituzioni? Candidata per il PD? Radicale transnazionale? Sono tutte definizioni che, a conclusione della giornata, risultano calzare perfettamente in un’unica persona dalle qualità, dallo spirito e dalle competenze di Emma Bonino.

E tutto ciò dimostra, a dispetto di poco sagge e isolate sirene allarmiste, come forze politiche appartenenti a storie, culture e orizzonti differenti possano davvero incastonarsi in maniera superba all’interno di un contenitore innovativo, purché esista un concreto e condiviso progetto comune.

E, per Emma così come per il Partito Democratico, il progetto esiste.

Ed è quello di aprire una nuova stagione politica per l’Italia.
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