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contributo inviato da nicods il 14 marzo 2008
Parto da una mia convinzione. Uno degli errori strategici di ogni campagna elettorale del centro sinistra, dal 94 in poi, è stato quello di non riuscire a puntare il dito contro le tante oggettive magagne del
campo avversario, né di riuscire a comunicare il proprio progetto. Una sorta di incapacità comunicativa da una parte, di fair play a senso unico dall'altra.

Perchè premetto questo? Per introdurre nel contesto generale un argomento di cui vorrei si parlasse; non il solo, ma una questione in grado di informare e scuotere l'elettorato. Invece di blandirlo con slogan e fare sterili polemiche sulle battute di Silvio Berlusconi, attaccare duro, ma in modo corretto, sui punti davvero importanti. In praticolare mi riferisco alla politica estera e militare preannunciata oggi da Martino, ex ministro della Difesa (primo responsabile di quello che una volta, com meno pelo sullo stomaco, si chiamava Ministero della Guerra). E autocandidatosi a ricoprire ancora quel dicastero (comunque
candidato molto probabile, in un eventuale governo del PdL).

Martino, sintetizzando, ha previsto una politica tanto guerrafondaia da lasciare allibiti.

- Punto zero, più soldi alla Difesa.
Il suo piano prevede un grande interventismo, come andrò di seguito ad illustrare, quindi un aumento della spesa pubblica per la Difesa (ripeto, quella che fino a qualche decennio fa era chiamata Guerra), sottolineando come in Italia a questo comparto venga destinato solo lo 0,9% del PIL e la media NATO sia del 2%. Sarei curioso di far notare a Martino come sia anche diversa la percentuale di PIL destinata al
pagamento degli interessi sul debito pubblico, ma evitiamo di perderci in discorsi collaterali (come sarebbe anche la domanda fatidica "a chi vuoi togliere questi soldi?") e vediamo per cosa vorrebbe questo denaro
pubblico.

- Primo punto, tornare in Iraq.
Nella scorsa campagna elettorale Silvio Berlusconi fece notare che anche lui aveva una strategia di uscita a breve termine dall'Iraq (altro errore strategico della sinistra: non fecero capire che quel cambiamento di programma nel campo avversario era un loro successo, pensando al modo di demonizzarlo). Ora Martino però precisa che non volevano davvero andarsene, ma lasciare 800 militari con compiti di addestramento. Sì, avete capito bene: era falsa la promessa del ritiro, ora Martino dice chiaramente che l'Italia deve tornare in Iraq.

- Secondo punto, rendere più pericolosa la missione afghana.
Attualmente ci sono 2.700 militari italiani in Afghanistan. Per Martino sono pochi (quindi aumentare il contingente), ma non solo: dovrebbero andare via dalla zona di Kabul e andare in quelle dove si combatte più duramente, quelle dove gli statunitensi cadono come mosche (per non parlare degli afghani e pakistani, ma quelli è chiaro che nessuno li ricroda mai). Più armi, più mezzi corazzati, più uomini e differenti regole di ingaggio, con la possibilità di partecipare ad azioni offensive e non solo difensive.

- Terzo punto, più militari nei Balcani.
Martino prevede di aumentare il contingente anche in Kosovo, dove ci sono già 2.600 militari italiani. Difficile capirne i motivi di fondo, ma resta il dato.

- Quarto punto, via dalle missioni di Pace.
Martino dice che l'Italia ha sbagliato a prendere parte alla missione in Libano (ma non l'aveva approvata anche la suaparte politica questa missione?). Se proprio non si può portare a casa tutto il contingente di
2.400 uomini, che almeno lo si riduca al minimo. Fin qui, nel rispetto delle idee politiche diverse, ci possiamo anche stare: nessuno toglie a Martino il diritto di avere le sue idee sull'opportunità di una missione militare. Quello che però lascia davvero perplessi è la motivazione: in Libano è una missione di pace, non c'è bisogno di loro, i soldati vanno mandati dove si combatte davvero, lì non è abbastanza pericoloso per giustificare quel dispiegamento di forze, ergo non sono utili secondo Martino. Aberrante.

-Quinto punto: corsa agli armamenti.
Si parla di nuove commessi di aerei da guerra e scelte strategiche che porteranno a un dispendioso aumento e aggiornamento dell'rsenale bellico italiano. Il punto clou è quello dell'acquisto di missile-anti-missile per difendersi dal pericolo dell'atomica iraniana.

Io davvero stentavo a crederci quando me l'hanno raccontato, ma poi ho trovato il testo integrale dell'intervista ad Antonio Martino:
http://it.reuters.com/article/topNews/idITCIN26833220080313?pageNumber=3&virtualBrandChannel=0.
Sembra fantascienza ma è vero!

E qui torniamo alla questione iniziale. Perché Veltroni, Fassino, Letta, Bindi, Melandri, D'Alema, Prodi (continuo?), invece di attaccare Berlusconi su una battuta, non fanno notare che usare i soldi degli
italiani per questo esoso piano guerrafondaio (sottolineo i due aggettivi, se mi scusate: esoso e guerrafondaio) è contro qualsiasi aspettativa della gente e porta il solo "vantaggio" di aumentare l'insicurezza, aumentando l'istabilità globale ed esponendo l'Italia ancora di più alle ritorsioni del terrorismo islamico? Se davvero il problema è di arrivare a fine mese, perché non investirli nello sviluppo e nei salari (quindi inderettamente nel rilancio della crescita attraverso la domanda interna)? Insomma, perché non affrontare i veri punti dolenti dello zoppicante quadro avversario (questo ne è solo uno!) parlando alla gente una lingua che capisca e che tocchi la loro vita quotidiana?
TAG:  GUERRA  IRAQ  LIBANO  MARTINO  ARMAMENTI  MISSILI  AEREI  CAMPAGNA ELETTORALE  AFGHANISTAN  TERRORISMO 

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