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contributo inviato da stefano menichini il 12 marzo 2008
Berlusconi invita a «parlar d’altro», e si capisce. Invece questa storia di Ciarrapico candidato è una metafora perfetta dello stato delle due coalizioni.
Guardate, possiamo anche astenerci dallo strapparci le vesti per il fascista impenitente, l’editore del duce, il saluto romano. Giustamente è stato osservato che per Alessandra Mussolini nel Pdl non s’è fatto altrettanto scandalo.
Infatti il problema è un altro. E solo così si spiega la furia autolesionistica con la quale Fini e tutta An hanno reagito a questa storia, arrivando al punto di riattizzare loro stessi la polemica, quando sarebbe bastato il silenzio per rubricare la vicenda come mera propaganda dell’avversario.
Berlusconi ha tradito il proprio stesso progetto, e ha tradito Fini che vi aveva aderito. Ha dimostrato una volta di più che se si sta con lui, non ci sono né condivisione né solidarietà che tengano. Non essendo riuscito a comprare la desistenza della Destra di Storace (come racconta Buontempo), cerca di ridurne l’impatto nella regione-chiave del Lazio scagliandogli contro i giornali locali delle province meridionali. Cioè invade un territorio tradizionale di An cavalcando il peggiore nemico che Fini abbia nella sua area politica di provenienza.
D’accordo, non diamo giudizi etici. E non strilliamo alle camice nere che tornano. Troppo banale. Walter Veltroni però avrà gioco facile a dimostrare che, nel nome del nuovo paradigma della coerenza, lui non cerca accordi sottobanco e non va a caccia di voti che non sono assimilabili a un progetto di governo riformista. Dall’altra parte, al di là dei proclami del predellino, si gioca invece ancora con le regole vecchie: cioè si cerca di arraffare tutto e di tutto, con lo pseudo-scudocrociato di Pizza o con l’editore nero.
È proprio vero: Veltroni può perdere, ma ha un futuro. Berlusconi può vincere, ma la sua storia finisce qui.
(da Europa)
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