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contributo inviato da rudyfc il 28 febbraio 2008


Si sa che il periodo della composizione delle liste è il più confuso e meno bello, per usare un eufemismo, della campagna elettorale.

Quello che sta accadendo nel Pdl è però al limite del paradossale. Sui giornali di oggi leggiamo che quello che si presenta agli elettori come un nuovo partito, il Popolo delle libertà appunto, ha contrattato al proprio interno le "quote" per i partiti veri, quelli che compongono una ammucchiata indistinta che, riunita per gabbare gli elettori, tornerà a spappolarsi subito dopo, quando si tratterà di spartirsi il bottino.

Non voglio essere ipocrita. Anche nel Pd esistono le quote per le varie componenti, ma si tratta della necessità di rappresentare filoni politici e culturali che già da tempo hanno deciso di stare insieme, celebrando congressi, sciogliendo partiti, portando a votare oltre 3 milioni di persone, eleggendo un segretario, decidendo le regole interne e, soprattutto, scrivendo un programma chiaro e unico per tutti.

Di là, invece, regna la confusione assoluta. Tanto che oggi sul Riformista Lamberto Dini presenta un proprio programma, come fosse una forza politica a parte. Peraltro, si tratta di punti programmatici che troverebbero una pessima accoglienza in una forza conservatrice come An, che del Pdl è uno dei due soci di maggioranza. È la dimostrazione che Berlusconi ripropone un caravanserraglio di partiti e proposte politiche differenti, così come accaduto finora.

Questo è lo scarto che il Pd propone agli elettori. Una scelta non d'immagine, ma politica, vera.
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