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contributo inviato da Gianluca Felicetti il 28 febbraio 2008

GLI ANIMALI NELL’URNA ELETTORALE C’ENTRANO

Cosa c’entrano gli animali con le elezioni? C’entrano perché nelle Aule di Parlamento e Governo si decide in buona parte della loro vita e della loro morte. C’entrano perché gli animali sono oggetto di enormi interessi economici: spostare un po’ più avanti, o un po’ più indietro, la loro tutela vuol dire parlare anche della nostra vita, della nostro salute, della nostra tutela.

La LAV, ha proposto anche quest'anno un proprio Programma ai partiti, ai candidati leader e parlamentari, al fine di stilare una lista positiva e una negativa di voto per i tanti che, sempre più numerosi, leggono la necessità di una società meno iniqua e intollerante attraverso la necessità di ridefinire il nostro rapporto con gli animali e tramite l’affermazione dei loro diritti.

Si stenta però, tanto più in campagna elettorale, a parlare e a sentir parlare di animali. I temi al centro del dibattito sono ben altri: dal lavoro alla giustizia, dalla famiglia alla sicurezza. Possibile che in queste settimane il randagismo o le pellicce, la vivisezione o la caccia interessino a qualcuno? Possibile. Necessario. Perché sono temi che interessano milioni di persone, tutti i giorni, direttamente o indirettamente, Così ho provato a declinare gli slogan principali della campagna elettorale in un ottica diversa, perché non sento e non ritengo gli animalisti persone avulse dalla società, ma individui sensibili agli ‘ultimi fra gli ultimi’, a tutti coloro che sono relegati ai margini della vita quotidiana e del dibattito politico.

Legalità: che il traffico illegale degli animali sia il secondo commercio fuori legge al mondo significa qualcosa? E cosa dire della zoomafia delle macellazioni clandestine, della pesca non consentita, del mercato degli uccelli protetti e delle corse per le scommesse? Sono reati contro tutti, non solo contro gli animali. Alcune aree del Paese per mesi sono di fatto chiuse al controllo delle Forze di polizia perché soggette alla supremazia, dalle valli bresciane alla piccole isole tirreniche, della malavita delle trappole per animali.

Sicurezza: si può vivere in un Paese che per diffondere l’uso delle armi consente fin dagli anni ’30, l’ingresso senza permesso ai cacciatori – e solo a loro – nei fondi privati? E come commentare sulle vittime umane della caccia, diverse decine ogni anno, e sulle campagne trasformate da settembre a gennaio in un teatro di guerra? E sull’uso di spargere bocconi avvelenati, un minaccia per tutti? Anche il tema “cani pericolosi”, a distanza di cinque anni dal suo momento di risonanza mediatica, ha registrato pochi o zero cambiamenti concreti, in grado di coniugare prevenzione e tutela degli animali, che sono le responsabilità effettive di chi vive con un quattrozampe.

Famiglia: più di una su tre vive con un animale domestico. Eppure la famiglia, allargata di fatto, che pur avendo adottato un cane randagio o un gatto vagante, con evidente risparmio per la collettività, si trova a doverlo accudirlo come fosse un bene di lusso! Perché abbiamo l’Iva sul cibo per animali e sulle prestazioni veterinarie più alta d’Europa, nonostante la Commissione di Bruxelles abbia dato il via libera ad equiparazioni e annullamenti.

Spesa pubblica: investendo perlopiù male e senza controlli, i Comuni spendono almeno 500 (cinquecento) milioni di euro l’anno per canili dove far marcire i cani senza controlli. E le Regioni, tramite le Asl veterinarie non affrontano come si dovrebbe la prevenzione, cioè la sterilizzazione degli animali, anche negli ambiti previsti per legge, come le colonie feline.

Lavoro: gli animali e la loro tutela rappresentano sempre di più possibilità di lavoro e offrono nuove professioni. Dalla medicina veterinaria alle scienze naturali e biologiche, dai dog sitter all’educatore cinofilo, agli etologi. Così come dimostrano i centri europei che l’Italia ospita come l’Ecvam dei metodi alternativi e l’Efsa della sicurezza alimentare oppure il Centro di Referenza sul benessere animale del Ministero della Salute.

Ricerca: mentre nel resto d’Europa rappresenta un capitolo di occupazione pulita e duratura, da noi la sperimentazione scientifica senza animali è ancora considerata un passatempo domenicale. Da quindici anni una legge prevede corsi di studio nelle Università, mai realizzati. I nostri giovani ricercatori perdono anche questo treno di nuove strade e aggiornamento.

Salute: mucca pazza e influenza aviaria non hanno insegnato, passata la ventata sui media, che è necessario ripensare il sistema d’allevamento, crudele per gli animali e a neanche tanto salutare per gli umani. E che alcuni settori di sfruttamento degli animali, come quello delle “vacche a terra” si fondano sull’illegalità a rischio dei consumatori. Ora poi si propongono i prodotti degli animali clonati… Non si favorisce la possibilità di scegliere alimentazioni diverse, peraltro raccomandate dalla dietologia indipendente per la prevenzione delle malattie. Si è scoperta la pet-therapy per bambini autistici o per anziani soli, ma senza regolamentazione e certezze per gli umani, e tanto meno per gli animali coinvolti.

Scuola: a fronte di una generalizzata richiesta di natura e contatto con gli animali vi è solo una generica e frammentata risposta, talvolta negativa come le visite a zoo e circhi. E i programmi per la conoscenza e il rispetto degli animali, previsti da quattro anni, non sono patrimonio dell’attuale educazione scolastica.

Riforme: l’inserimento come altri Paesi hanno fatto, del principio costituzionale di tutela e rispetto degli animali non sarebbe un mero esercizio accademico, perché dal prossimo 1° gennaio entrerà in vigore il nuovo Trattato Europeo che riconosce gli animali come esseri senzienti. Così come adeguare il Codice Civile, dove gli animali sono definiti ancora ‘cose’. E prevedere che il Ministero della Salute si doti di un Viceministro con delega alla veterinaria e ai diritti degli animali e di una Direzione generale specifica - come avviene a livello europeo - significherebbe dare riconoscibilità piena a queste tematiche.

Ambiente: una per tutti, se il riscaldamento globale è determinato in massima parte dallo stratosferico numero di animali allevati per le carni, perché non incidere su questo settore? Questa è la scomoda verità.

L'esame di punti chiave delle campagne elettorali vuole far comprendere che “occuparsi di animali”, così come nei secoli hanno fatto personaggi da Gandhi a Leonardo da Vinci, significa occuparsi della vita di tutti i giorni. E far capire che la “lente” animalista - “grandioso movimento storico”, come lo ha definito Norberto Bobbio – legge la necessità di un cambiamento in grado di abbattere i confini tra le specie e nel contempo riesce a identificare e raccogliere risultati anche piccoli ma continui. Per questo i programmi hanno bisogno di gambe adatte a muoversi e di interpreti che siano sempre di più in grado di realizzarli. Chi farà il Ministro o il Sottosegretario alla Salute, o alle Politiche Agricole, all’Ambiente, chi siederà nelle rispettive Commissioni parlamentari? Non è indifferente per i cittadini, e per gli animali.

Ovviamente non è indifferente per noi da cittadini-animalisti se vi sarà o meno una sola Camera legislativa o se vi sarà un aumento degli stipendi o delle pensioni. Ma chiediamo di produrre cambiamenti legislativi concreti a tutela degli animali, come sostenuto da una parte sempre più numerosa dell’opinione pubblica. Il benessere, la protezione, i diritti degli animali sono sempre più presenti nella società, vogliamo credere in una nuova Legislatura pronta a far fare un effettivo salto di qualità e quantità normativa, dal Governo o dall’opposizione.

Gianluca Felicetti

Presidente LAV, www.lav.it

TAG:  VOTO  ANIMALI  SLOGAN 

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