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contributo inviato da LMarchesiniBlog il 26 febbraio 2008
Ripropongo fortemente al PD di Bologna di candidare il prof. Stefano Zamagni, ordinario di economia politica della nostra Università e presidente dell'Agenzia per le Onlus. E' una delle migliori intelligenze della nostra città, forte sostenitore competente dell'economia sociale, della solidarietà, del volontariato. Una delle migliori espressioni del cattolicesimo laico e democratico.
Non so se il prof. Zamagni è disponibile alla candidatura, penso però che il PD di Bologna e Veltroni dovrebbero fare un tentativo per convincerlo.

Per chi non conosce le competenze del prof. Zamagni, basta leggere il suo Curriculum Vitae:

http://www.agenziaperleonlus.it/intranet/Home-page/Home-page/L-Agenzia-/Organi/Curriculum-vitae-Stefano-Zamagni.pdf

C'è bisogno di qualcuno nel Parlamento che, con competenza e passione, lavori su questi temi e su quello del lavoro. Se non avete ancora letto l'articolo di domenica sul lavoro di Furio Colombo ("L'Unità"), fatelo: è un capolavoro di giornalismo appassionato su un tema troppo evitato.

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=45238

Come dice bene Zamagni, un conto è l'economia di mercato, che ha addirittura ascendenze nel francescanesimo, un conto è il capitalismo, nato 3 secoli dopo:

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Allora recuperare queste radici storiche, oggi, è importante, perché molti pensano che l’economia di mercato coincida con il capitalismo, mentre il capitalismo è nato tre secoli dopo l’economia di mercato. Successivamente l’economia di mercato è diventata economia capitalistica, poi è degenerata, è andata per conto suo. Ma all’origine l’economia di mercato è nata per praticare la fraternità. La tradizione francescana, calata nella tradizione benedettina, aveva capito che è col lavoro che noi fraternizziamo.

Vi lascio con la metafora della corda e della catena. Provate a pensare che differenza c’è tra una corda e una catena. Immaginate una catena alla quale siamo appesi. La nostra tendenza è aggiungere sempre più anelli, cioè accumulare sempre più beni materiali. Basta che un anello ceda che tutta la catena cade, perché la forza di una catena è la forza dell’anello più debole.

La corda, invece, è fatta di tanti fili che sono tra loro intrecciati. La società è come una corda in cui ogni filo è ognuno di noi con le nostre relazioni. Anche se qualche filo cede, la corda mi regge.

Quanto migliorerebbe la nostra condizione di vita se passassimo dalla logica della catena alla logica della corda!"






 

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