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contributo inviato da Rowena il 20 febbraio 2008


 
Da quando è iniziata la campagna elettorale, e Uòlter ha detto: Corriamo da soli!, ho una strana sensazione.
Mi sembra di aver mangiato fino a pochi giorni fa in un ristorante di bassa qualità, ma a cui mi ero abituata. Brontolavo per la sciatteria del servizio, per i cibi poco curati, per il prezzo troppo alto, e ogni volta giuravo che era l'ultima volta che ci tornavo. Poi qualcuno mi ha detto che la gestione era cambiata; a me non pareva che fosse tanto diverso, giusto una mano di bianco alle pareti, ma per il resto... tutto come al solito. Ma quel qualcuno ha tanto insistito, che sono entrata. 
Adesso è come se fossi qui, col piatto davanti. L'antipasto non era male, e il servizio sembra più accurato. Ma ad ogni sorso di vino mi chiedo se avrà lo stesso sapore acido del passato; e sono felicemente sorpresa quando invece lo trovo gradevole. Ma ancora assaggio ogni boccone con sospetto, aspettandomi di trovarlo immangiabile; ancora non mi sono rilassata sulla sedia, decisa a fidarmi dello chef.


E allora, non è quello che succede a tutti quelli che non si fanno prendere dai facili entusiasmi? Non stiamo tutti a pesare e soppesare ogni mossa, temendo l'inciampo, la delusione, un piede messo in fallo, una dichiarazione avventata, una reazione sopra le righe? E' troppo fresco il ricordo delle passerelle di leaderini in tv  a beccarsi come i capponi di Renzo , dei ministri ai cortei contro il governo,  degli uomini buoni per tutte le stagioni, dei personaggi imposti ad un elettorato con la molletta al naso, per poter starcene tranquilli. Basta un'esternazione di Di Pietro, per precipitare anche voi nel panico, confessate!

Adesso c'è la questione delle liste. Assieme al programma, che ho trovato una pietanza più gradevole del previsto (treforchette, per intenderci), i candidati saranno l'altro piatto forte del menu. 
Lo chef ci ha già ammannito un paio di bocconi che ho trovato molto appetibili: persone giovani, finalmente, che non possono essere accusati degli errori del passato. "Figli di", ci dicono, storcendo il naso, ma trovo più digeribili i figli dei padri, a prescindere.
Qualche altro boccone ci è stato risparmiato, per fair play o per dispetto. Non ci saranno alcuni grandi vecchi, da Prodi a De Mita (mutatis mutandis). Non ci sarà Visco, e la campagna elettorale sarà più facile, non ci sarà Amato. Non ci sarà Violante. 
Aspetto con trepidazione di vedere cosa uscirà dalla cucina. Ma, soprattutto, cosa "non" ne uscirà. Se non ne usciranno bocconi decisamente impresentabili, che già puzzano di rancido (o è l'odore del pattume che gli si è attaccato addosso?, e non è difficile indovinare a chi penso), o quella schiera di personaggi dalla faccia più che tosta, che porta su di sé un fallimento lungo quasi 20 anni; quelli che hanno attraversato tutte le stagioni, dicendo tutto e il contrario di tutto,  e ancora pensano che gli crediamo. So che qualche boccone, mi piaccia o no, dovrò ingoiarlo: ci saranno i massimidalema, le rosybindi, i fassiniefassine... dovrò berci su abbondanti sorsate di acqua fresca, ma pazienza. Speriamo almeno che i contorni siano freschi.
Insomma, me ne sto qui ad aspettare, facendo palline col pane, e girando insistentemente la testa verso la cucina. Borbotto fra me e me che finora il nuovo chef non ha cucinato male, speriamo che i sottocuochi non gli rovinino le prossime pietanze.
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