.
contributo inviato da gmuzzioli il 15 febbraio 2008

Salve, sono un uomo sui 50 anni, per quasi 20 anni sono stato dipendente e da circa 10 anni sono diventato imprenditore. Sono sempre stato di sinistra, anche se mai iscritto ad un partito.

Vorrei parlare del problema lavoro/occupazione; mi sembra che da parte di tutte le forze politiche non si ponga il problema per quello che è!

I tempi negli ultimi 30 anni sono cambiati molto e la globalizzazione oltre all’Europa unita hanno dato un’accelerazione ai cambiamenti.

Ormai le aziende si devono confrontare con il mercato e solo le logiche di questo possono portare a determinati stipendi o a determinati livelli di occupazione.

In Italia, il mondo del lavoro è bloccato e quindi impedisce alle aziende di poter avere quel dinamismo indispensabile per poter competere.

Nel mio settore (informatica) c’è stata una grave crisi dal 2002 in poi, le società non hanno potuto velocemente ridimensionare gli organici per poter rimanere competitive; questo ha comportato che si sono inizialmente fatte guerre tra di loro ribassando sempre di più le tariffe (e quindi buttando via redditività) fino ad arrivare a situazioni insostenibili che hanno portato molte aziende a dover chiudere.

A chi ha giovato tutto questo? Di certo non ai dipendenti che spesso hanno perso comunque il posto di lavoro oppure se gli è andata meglio si sono trovati in aziende estremamente poco vitali; sicuramente non alle aziende che hanno buttato via, nei migliori dei casi, tutti i margini.

Oggi le aziende soffrono ancora per quello che è successo e quando hanno la possibilità di aumentare gli organici si rifugiano verso il precariato pur di non trovarsi di nuovo nella situazione dell’esubero di personale.

A differenza nostra, per esempio in Inghilterra, hanno avuto anche loro la crisi; il problema si è risolto con la riduzione dei posti di lavoro (comunque con tutte le garanzie degli ammortizzatori), appena il mercato a cominciato a riprendersi le aziende hanno potuto riassumere senza aver mai dovuto abbassare le tariffe e quindi mantenendo la redditività sempre a livelli accettabili.

In conclusione, voglio dire, che ai tempi nostri per avere un mondo del lavoro che si rispetti e che offra a tutti (giovani e meno giovani) diverse opportunità bisogna liberarsi di tutti quei vincoli che oggi attanagliano le imprese. Questo porterebbe (dopo un periodo di sofferenza) anche ad una diversa gestione dei salari; le aziende con un mercato più libero e dinamico avrebbero tutto l’interesse a pagare di più quei dipendenti che si impegnano e danno un valore aggiunto; oggi molto spesso le aziende devono mantenere anche dipendenti poco produttivi levando risorse a tutti.

Mi rendo conto che quanto detto non è popolare (anche perché la maggior parte degli elettori fa parte della categoria dei dipendenti) ma sono convinto che se si vuole cercare di risollevare l’Italia bisogna per forza passare da scelte difficili.

TAG:  OCCUPAZIONE  MERCATO  PRECARIATO  VINCOLI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
commento di Girardengo inviato il 15 febbraio 2008
Capisco dal tuo commento che per queste situazioni estreme oggi le aziende tendono ad esternalizzare certi tipi di lavoro per non avere in carico personale che altrimenti le porterebbero a chiudere presto.NON CAPISCO INVECE che grandi società tipo ENI che oggi riporta la stampa ha conseguito 10 Miliardi di utile netto + 4% dividendo cedola, possa esternalizzare il lavoro anzichè assumere giovani a tempo indeterminato direttamente.Mia figlia (laureata)lavora in un cal center e fornisce esclusivamente informazioni su utenze gas ENI per tutt'Italia, naturalmente ha dovuto leggere e studiare un manuale alto due dita fornito dall'ENI e tutto questo a 700/750 euro al mese,non Vi sembra questo amorale e che è giusto per talune imprese esternalizzare il lavoro , indispensabile per sopravvivere, ma società come l'Eni non possa spendere 500 milioni di Euro per assumere a vita 200 persone siamo arrivati ad un capitalismo assurdo,occorre che il PD porti dei correttivi in tal senso.
commento di titti57 inviato il 15 febbraio 2008
Se è vero come è vero che il mercato globale ti obbliga al confronto la soluzione è nell'investimento in ricerca e formazione.La politica per quindici anni Ha ignorato le richieste degli atenei tagliando progressivamente i contributi destinati ad innalzare i rendimenti conoscitivi dei nostri studenti!Una nazione che non investe sulla cultura ha perso in partenza.Le università devono formare gli studenti stando attenti a quali siano le richieste dei mercati pertanto la politica si deve impegnare a supportarle.Solo cosi'a mio avviso l'Italia putrà ricominciare a crescere.
commento di greengeona inviato il 15 febbraio 2008
Sono un ex imprenditore del settore informatico , ho 54 anni , dopo la crisi del 2002 mi sono trovato improvvisamente senza lavoro. Nel mio settore esistono richieste di lavoro fino a Max. 35 anni , vivo di elemosina , mi piacerebbe fare un poco il precario . Sto' valutando l'ipotesi di emigrare in nord Africa , dove ancora sono richieste competenze . Ho sempre votato a sinistra , forse questa volta non voto.
commento di federicz inviato il 15 febbraio 2008
Forse non dovremmo intestardirci troppo sulla conservazione del posto di lavoro. La flessibilità va bene andrebbe anzi aumentata.
Il problema principale è la ridicola situazione di un lavoro precario più conveniente del lavoro a tempo indeterminato.
Il lavoro precario dovrebbe costare in termini di contribuzione di più in modo inversamente proporzionale alla durata del rapporto.
I soldi in più andrebbero spesi direttamente per un salario di accompagnamento da un lavoro all'altro e in formazione vera.
commento di laura azzariti inviato il 15 febbraio 2008
Vorrei sapere quali sono tutti quei vincoli che hanno le imprese, se e' vero che possoro assumere lavoratori precari a tutto spiano, con i vari contratti cococo e cocopro che dir si voglia. Ma non vi basta? Il papa strepita che non si fanno figli. Ma con quali soldi e case, se il patrimonio immobiliare e' in mano ai preti e non ci sono case in affitto per chi non si puo' permettere la proprieta' privata? Dove li mettiamo i figli se i lavoratori sono degli eterni "bamboccioni" e la vita stessa e' precaria per molta troppa gente? Non seguiamo esempi esteri, che noi italiani abbiamo una storia troppo diversa. Li' in inghilterra e' facile trovare casa in affitto perche' storicamente ormai e' cosi'; a casa nostra invece la classe immobiliare e' da secoli invischiata con la mafia, e gli imprenditori sono da sempre sostenuti dallo stato, cercate di piangere di meno, e fate i capitalisti veri cioe' che sono disposti a rischiare, che questo e' quello che dovete fare. Come dice la Iervolino, gli imprenditori facciano gli imprenditori, i ministri facciano i ministri, senza lamentarsi troppo: cioe' ognuno accetti il proprio ruolo prendendo le responsabilita', senza lamentarsi troppo!
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
15 febbraio 2008
attivita' nel PDnetwork