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contributo inviato da Gunnar il 11 febbraio 2008
Ciò che preoccupa è l'astensione.
E' sempre stato un gran problema il numero degli astenuti.
Rappresenta una fetta consistente dell'elettorato del Bel Paese e non si tratta di un fenomeno da sottovalutare in nessun caso, sia che si tratti della destra sia che si tratti della sinistra.
Ma, per motivi assolutamente evidenti, mi rivolgerò all'aspirante astensionista della sinistra. Quell'uomo, o donna, che nutre una crescente sfiducia, che vive nel malanimo della perenne sconfitta, colui il quale soffre delmal di pancia continuo nel persistente atto dell'autocommiserazione che tanto non c'è nulla da fare. Scarsi siamo e scarsi rimarremo.
L'astensionista è un sofferente congenito. Ma non sa che può guarire per il semplice fatto che non prende in considerazione l'ipotesi della guarigione.
Il male, per l'astensionista è come l'eroina per il drogato.
Soffre appena ne avverte la mancanza.
La differenza sta nel fatto che l'eroinomane ha un fabbisogno fisiologico di bucarsi perché ha bisogno sia di fuggire una realtà che rifiuta sia di sentirsi stordito in un apparente stato di sospensione estatica. Sceglie la via più facile per vivere il più in fretta possibile ciò che gli resta da vivere.
L'astensionista invece ha un bisogno mentale di autocommiserazione. Egli attribuisce ogni responsabilità al mondo e nessuna a sé stesso. Egli è sempre vittima del sistema. Il sistema trama contro di lui. Il sistema è il male ed egli lo rifiuta semplicemente ignorandolo, non combattendolo, ammesso che sia il sistema il vero nemico. Non si tratta, evidentemente, di bisogno fisiologico ma di bisogno psichico di non compromettersi e di avere almeno un alibi con la propria coscienza per i propri fallimenti o quelli che egli ritiene tali.
Chissà se si sofferma a pensare che il "sistema" è fatto anche da lui stesso, con il suo contributo, anche passivo.
Egli partecipa del sistema in ogni istante della sua giornata.
Quando acquista i cereali per fare colazione, quando usa il cellulare, quando accende una lampadina, quando compra un'auto, quando compra sigarette, quando compra qualsiasi altra cosa. Quando pretende di mantenere un "tenore di vita" accettabile, quando vuole andare in vacanza, quando fa un mutuo, quando apre un conto corrente e quando porta i soldini risparmiati in Svizzera su un conto protetto per non pagare troppe tasse.
Perché c'è ancora chi fa viaggetti transfrontalieri per andare a far benzina subito dopo il confine svizzero e si allunga fino a Lugano per aprire un piccolo conto...
Che storie!
E poi dice a tutti, fiero di sé, "io questa volta non ci vado a votare" e giù contumelie su ogni rappresentante dell'italica politica politicante. Roba da professionisti della ruberia, la politica. E poi egli è un uomo di parola, e anche tutto d'un pezzo, che si è fatto da sé e non ha mai speso un soldo in chiacchiere e non capisce perché si debba andare a dare il voto a questi cialtroni...
L'astensionismo non è solo un fenomeno italiano, ovviamente.
Ma a vedere bene solo in Italia più ci si astiene e più si inasprisce il confronto tra fazioni di opposta tendenza.
Strano no?
Dunque se ci si astenesse sul serio ci si dovrebbe astenere sempre e comunque, ovvero accettare ciò che esiste, tanto si rimane indifferenti, e ci si adatterà alle circostanze. Chiunque sia che governi nulla dovrebbe cambiare. Se ci si è astenuti, per scelta o per partito preso, si è anche indifferenti alla "quaestio politica".
Invece ci si affanna ogni volta a dibattere, a spiegare, a chiarire, a distinguere, a giustificare ogni propria azione.
L'impero dell'irrazionalità è quello in cui vige la legge dell'astensione.
Credo sia opportuno vincere la doppia diffidenza quella verso la partecipazione e quella verso gli indifferenti.
Non solo rimboccarsi le maniche ma anche crescere nel processo di partecipazione.

TAG:  INDIFFERENZA  INDECISIONE  PARTECIPAZIONE  ASTENSIONE 

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11 febbraio 2008
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